Bolli falsi: l’aiuto cancelliere patteggia
Già sospeso, rischia il licenziamento. Condannato chi gli procurava le marche contraffatte. Finita l’indagine sui 5 avvocati
Il caso delle marche da bollo contraffatte cedute ad alcuni avvocati è arrivato ieri davanti al giudice. L’addetto alla Cancelleria del Tribunale di Modena ha patteggiato due anni e sei mesi di carcere e, se la sentenza passerà in giudicato, è possibile che venga licenziato. Il suo fornitore di bolli, invece, è stato condannato in abbreviato a tre anni e quattro mesi di carcere.
Si è chiusa così la prima tranche di una maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Modena e coordinata dal pm Marco Imperato che ha preso in esame tre anni (2013-15) di fascicoli bollati depositati in cancelleria con la sconcertante scoperta dei numerosi casi si bolli contraffatti: bolli che da 0,20 euro l’uno attraverso una rielaborazione al computer e poi con la stampante laser aumentavano il valore. Ora l’indagine dovrà prendere in esame i cinque avvocati indagati per il reato di ricettazione: anche se finora non sono arrivati avvisi negli studi dei loro legali, si sa che per alcuni la Procura ha chiesto l’archiviazione e per altri arriverà l’avviso di fine indagine e quindi rischiano anche un rinvio a giudizio.
Infine prosegue l’indagine anche sui bolli mancanti in molti fascicoli. Un’altra vicenda che ha indotto a controlli a campione da parte della finanza e della Procura che un anno fa ha interessato moltissimi avvocati. Da quanto è dato a sapere, per quasi tutti la situazione si è chiarita agevolante grazie anche alle verifiche disposte dalla dirigente della Segreteria amministrativa del tribunale, che ha invitato gli avvocati a dimostrare la correttezza degli atti depositati. È bastato quindi mostrare la nota dell’avvenuto pagamento o la ricevuta che riportava il deposito con i bolli oppure una fotocopia dell’atto bollato e per il singolo avvocato l’equivoco si è chiarito. L’esclusione della stragrande maggioranza degli avvocati ha così confermato che i bolli erano stati presi dopo il deposito in cancelleria. E come sia stato possibile è attualmente l’oggetto dell’indagine in corso. Tornando all’udienza di ieri, l’aiutante cancelliere (difeso dagli avvocati Paolo Petrella e Francesco Varvaro) - figura molto nota nell’ambiente della giustizia modenese, prima al Distaccamento di Sassuolo - ha chiesto il patteggiamento, concesso dal giudice Eleonora Pirillo, terminato con una pena di due anni e mezzo. Un anno e due mesi li ha già scontati ai domiciliari. Nel frattempo prosegue l’iter disciplinare su di lui: oggi è sospeso dal lavoro, domani potrebbe essere licenziato, se la sentenza passa in giudicato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
