Policlinico: «Dimenticata solo una benda»
Cinque anni di infezioni: ecco la versione ufficiale dell’azienda. Il marito insiste: c’era anche un anello
Il caso della parte di cerchiaggio non estratto dall’utero di una paziente secondo il Policlinico riguarda solo una semplice benderella che doveva essere biocompatibile ma che invece è rimasta causando problemi alla donna. Ma il marito della donna insiste nel dire di aver visto oltre alla benderella di garza un anello grigio di aspetto metallico estratto dal corpo della coniuge e messo in un vasetto per analisi dalla dottoressa che ha eseguito intervento.
Il Policlinico ha diffuso una nota per dire che «il cerchiaggio (o legatura) del collo dell’utero non viene effettuata con “pezzi di metallo” che quindi non possono essere rimasti nella cervice uterina della paziente». Nella ricostruzione data dalla direzione generale del Policlinico su questa vicenda si legge: «Per scongiurare rischi, il 6 maggio 2011, come da procedura, è stato effettuato il cerchiaggio del collo dell’utero, intervento che si svolge in sala operatoria e serve a mantenere chiuso il collo dell’utero: una benderella di tessuto biocompatibile e inerte (spessa circa 0,5 cm) viene posizionata sul collo dell'utero ed annodata. Scongiurato il rischio di parto prematuro, come prevedono i protocolli, il 16 settembre 2011, il cerchiaggio è stato rimosso». Passando poi alla fase dell’estrazione dopo la scoperta avvenuta al Consultorio ad opera di una ginecologa esterna - scoperta avvenuta cinque anni dopo tra continue infezioni e gravi disagi subiti dalla donna - si legge nella nota che «è stato possibile verificare che un piccolo frammento della benderella del cerchiaggio era rimasto “in situ”, con conseguente rimozione da parte del ginecologo del Policlinico. Si è trattato di un caso raro che, di solito, vista la natura biocompatibile del tessuto, non avrebbe dovuto causare le problematiche che, in base alle dichiarazioni della paziente, si sono manifestate» Infine sulla richiesta di risarcimento avanzata dalla donna tramite l’avvocato Giovanni Battista Cuoghi si legge: «Sono a oggi inevase richieste all’avvocato della paziente di produrre la documentazione necessaria a proseguire nell’istruttoria. Ciononostante, la paziente stessa è stata sottoposta alla visita medico-legale l’11 ottobre».
L’avvocato Cuoghi replica: «La documentazione è inevasa perché manca l’ultimo esame medico, effettuato proprio oggi (martedì, nrd). Dopodiché ci rivolgeremo a un medico legale».
«Vorrei anche ricordare che la visita effettuata recentemente al Policlinico è stata concordata con il liquidatore del Policlinico in vista di una trattativa per un risarcimento tempestivo. Per noi deve essere accertato il danno e la responsabilità medica per quanto accaduto».
Il marito della donna insiste e puntualizza: «Nella stanza in cui hanno tolto il corpo estraneo c’eravamo io, mia moglie, una assistente che prendeva appunti e la dottoressa. Prima la dottoressa ha estratto la benderella di garza, ma poi subito dopo - e ne sono certo perché lo abbiamo visto con i nostri occhi sia io che mia moglie - un anello grigio di aspetto metallico. La dottoressa l’ha messo in un vasetto da analisi. Ho chiesto cosa fosse e mettendolo dietro la schiena ha detto: «Poi vi spiegheremo». Volevo fotografarlo ma lei ha chiamato la vigilanza. In questo modo non ho potuto raccogliere prove». Metallo o semplice garza, qualcosa è rimasto nell’utero per 5 anni e ora si tratterà di vedere con quali conseguenze per un eventuale danno biologico.
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