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Prof. Modena: chiesta la conferma della condanna

Prof. Modena: chiesta la conferma della condanna

Conferma della condanna a 4 anni per associazione a delinquere, truffa al sistema sanitario nazionale, corruzione (finalizzata all'accrescimento del prestigio e non all'ottenimento di denaro), abuso...

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Conferma della condanna a 4 anni per associazione a delinquere, truffa al sistema sanitario nazionale, corruzione (finalizzata all'accrescimento del prestigio e non all'ottenimento di denaro), abuso d'ufficio e falso e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni decisa dal giudice Andrea Romito al termine del processo abbreviato: è la richiesta avanzata ieri dalla Procura generale alla Corte d’Appello di Bologna al processo contro la professoressa Maria Grazia Modena, la cardiologa ex direttrice del reparto del Policlinico dove secondo il pm Marco Niccolini son oavvenuti studi abusivi sui pazienti e dove venivano scritte pubblicazione con dati manipolati. Alla richiesta di condanna si sono associate anche le parti civili: il Policlinico, la Regione e l’associazione “Amici del cuore” che per prima ha sollevato lo scandalo che ha colpito la sanità modenese. La prossima udienza si terrà il 4 novembre: in quell’occasione parleranno i difensori della prof. Modena, gli avvocati Massimiliano Iovino e Luigi Stortoni. Quindi i giudici potrebbero riunirsi subito in camera di consiglio e pronunciare la sentenza o fissare un’udienza successiva.

La Modena e un medico romano (anche lui condannato e ora anche lui in appello) sono stati gli unici due imputati dei 45 (30 persone fisiche e 15 società) coinvolti nell’inchiesta “Camici Sporchi” ad aver chiesto e ottenuto il rito abbreviato in udienza preliminare. Gli altri stanno infatti prendendo parte in veste di imputati al maxi processo in corso a Modena: oggi si terrà una nuova udienza nella quale i Nas parleranno della raccolta delle prove intorno ai presunti illeciti commessi al reparto di Emodinamica allora diretto dal professor Massimo Giuseppe Sangiorgi. La scelta della Modena è stata motivata dalla volontà di arrivare subito a chiarire la sua posizione anche perché non era accusato di aver preso denaro, come altri imputati, per le sperimentazioni abusive che sarebbero state condotte nel reparto alle spalle di pazienti ignari o non correttamente informati. La Modena era direttrice e quindi si è detto che non poteva non sapere cosa accadeva, anche perché si tenevano riunioni dello staff nelle quali si affrontavano le sperimentazioni in corso.

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