Tribunale di Modena: rimborsi, per Sighinolfi chiesti 1 anno e 4 mesi
Modena. Le richieste al processo contro l’ex vicepresidente della Provincia di An e Pdl accusato di aver ottenuto 17mila euro per tragitti dall’ente alla casa di Cremona
MODENA. Un anno e quattro mesi di carcere per 17mila euro rimborsati indebitamente. Riformulare l’accusa da “truffa aggravata ai danni di ente pubblico” a “indebita percezione di erogazioni di contributi dello Stato e di enti pubblici”. Queste le richieste della pubblica accusa al termine dell’udienza di ieri che vedeva come imputato Mauro Sighinolfi, 67 anni, ex vicepresidente della Provincia di Modena ed esponente di An e Pdl a Modena. Per Sighinolfi la difesa, avvocato Luca Brezigar, ha chiesto l’assoluzione. La parte civile - la Provincia stessa, rappresentata dall’avvocato Giulio Garuti - si è associata alla Procura aggiungendo una richiesta di provvisionale di ben 20mila euro per il danno patrimoniale subito. Il 22 novembre il giudice leggerà la sentenza.
È stato un processo veloce. Nessun testimone, ieri. Solo Sighinolfi ha risposto alle domande dando una sua versione sui rimborsi chilometrici che segnava nelle richieste di rimborso alla Provincia quando era la seconda carica istituzionale. Figurava infatti, come noto, sempre in trasferta ad ogni seduta consiliare: da Torre De’ Picenardi, ridente centro della provincia cremonese, fino a viale Martiri della Libertà a Modena. Segnava insomma 220 chilometri di andata e ritorno dalla casa di famiglia alla sala del tavolo ovale dove la Provincia si riuniva. In questo modo ha chiesto e ottenuto la somma di 17mila euro, un record nei rimborsi locali per il tragitto in auto casa-ente.
Gli accertamenti della Procura hanno acceso un riflettore sul periodo 2009-13, quelli in cui Sighinolfi aveva presentato il modulo di rimborso. E la conclusione era stata che si trattava di una truffa bella e buona. Di qui il rinvio a giudizio. Sighinolfi, che nega di aver truffato, dice che quel momento è stato tragico nella sua vita e l’accusa - nata da una lettera anonima di qualcuno che ritiene a lui vicino - ha portato a gravi drammi personali e affettivi.
Ieri la difesa ha prodotto documenti che attestano che Sighinolfi è andato per alcune domeniche a fare spesa a Cremona. La Procura ha invece prodotto materiale che prova che le celle telefoniche non sono mai state agganciate dal suo cellulare e che da un sopralluogo compiuto in loco la sua casa di Torre De’ Picenardi era abbandonata da molto tempo. Quindi, per l’accusa Sighinolfi andava e tornava alla sua casa di Modena.
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