La mafia a Modena: gli affari pericolosi di Bianchini e Cmb
Grazie al “nonantolano” Vincenzo Alfano la mafia di Bernando Provenzano iniziò a fare affari nel Modenese già nel 2005
MODENA. Mentre la ’Ndrangheta calabrese si radicava silente nel Reggiano per poi allargarsi alla zona di Sassuolo e il Clan dei Casalesi già faceva affari sull’asse Nonantola-Castelfranco, la mafia siciliana guardava con interesse alla Bassa e ai cantieri pubblici. Lo svela un rapporto del Reparto Operativo Speciale dei carabinieri di Bologna, datato 2005, che la Gazzetta ha potuto visionare in questi giorni. E il nodo di congiunzione tra la Sicilia e Modena risponde al nome di Vincenzo Alfano, 58 anni, più volte arrestato per associazione mafiosa. Lui era uno dei referente al nord di Antonino Mandalà, esponente di una famiglia malavitosa di Villabate (Palermo), in contatto diretto con Bernardo Provenzano. In uno dei suoi cantieri Alfano assunse anche il figlio di Francesco Pastoia, l’uomo dei pizzini del capo di Cosa Nostra.
Da Nonantola, e attraverso la sua azienda C.G.A. Costruzioni, Alfano aveva tessuto legami importanti con l’imprenditorialità modenese a partire dalla Cmb di Carpi, passando per la Bianchini Costruzioni. Le aziende, va sottolineato, non hanno mai avuto problemi giudiziari per quel rapporto di lavoro e nulla porta a sostenere che fossero a conoscenza del retroterra culturale di Alfano. Tuttavia va annotato come la C.G.A. avesse entrature importanti, tutte annotate dai carabinieri. «Appare rilevante segnalare - scrive il Ros - come l’impianto intercettivo consenta l’esaltazione dei propositi imprenditoriali di C.G.A. Costruzioni, pur’essi scaturenti dalla sinergia con la Cmb di Carpi e con altre società del comparto di edilizia industriale».
In una conversazione Alfano accenna che “dall’ultimo lavoro avrà un guadagno di circa 2 milioni di euro”. Il suo interlocutore gli fa presente della possibilità di concedergli un appalto di 5.700.000 euro per lo scavo di canali e tre cavalcavia, indicandogli che eventualmente gli sarà necessaria un’impresa associata visto l’importo della commessa. Alfano chiama subito la moglie sollecitandola di completare una pratica burocratica “siccome è da tempo che mi sto muovendo perché voglio portare a prendere dei piccoli lavori noi direttamente con le Province, le Regioni o i Comuni e finalmente ho trovato la persona giusta...”. Il suo contatto chiama da un numero intestato alla Provincia di Reggio.
In un altro caso all’imprenditore nonantolano viene proposto di concorrere ad un subappalto con la Cmb a Trento “per la realizzazione di due viadotti e tratti stradali, per una commessa asseritamente di alcuni milioni di euro, che comporterebbe lavori per oltre un anno”. E in effetti, dopo una telefonata di verifica ad un importante geometra della Cmb, all’ufficio di Nonantola, la cooperativa carpigiana invia un fax per chiedere di proporre un’offerta...
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