Infermieri 2.0, la sfida di Luca e Nicolò
San Prospero. Aprono lo studio privato: «Nel pubblico non c’è spazio ma questa è la nostra vocazione»
SAN PROSPERO. Due ragazzi che hanno deciso di dare una svolta alla loro vita. Due neolaureati in Infermieristica e compagni di studi, Luca Pirazzoli, 25 anni e Nicolò Bonacorsi 24, che hanno aperto, con tutte le difficoltà del momento, uno studio a San Prospero. Fin qui potrebbe sembrare tutto nella norma se non fosse per la voglia di fare e poter, anche solo per poco, cambiare il modo di pensare e di concepire la figura dell’infermiere.
Un concetto innovativo, quello che sta dietro allo studio “Noah”, dove la professione incontra il paziente e lo guida passo per passo, dall’assistenza alle mansioni tipiche dell’infermiere. «Ci siamo laureati due anni fa ma già avevo questa idea - racconta Luca - ne avevo parlato con Nicolò e da lì è partito tutto».
Luca ripercorre la situazione che gli si era presentata dopo la laurea: «Al concorso pubblico eravamo in 5mila con un solo posto libero, ci abbiamo provato e quello è stato una delle ragioni per cui abbiamo deciso di intraprendere questa strada. Vedendo la crisi che avanza nella sanità pubblica e l’evoluzione della professione, che negli anni è cresciuta, sia di doveri che diritti, ci siamo convinti a provare la strada della libera professione».
Anche la scelta di San Prospero non è stata casuale : «Siamo circondati da strutture, da Mirandola a Carpi, San Felice e San Prospero è un punto focale e ci sembrava la soluzione migliore».
Luca e Nicolò offrono non solo esami ma anche assistenza a domicilio e nel paese c’è già chi ha deciso di affidarsi a loro. I ragazzi non nascondono un aiuto economico da parte dei genitori. «Siamo consapevoli del grande supporto dei nostri genitori ma credo che oggi i giovani debbano credere di più in quello che fanno».
Secondo Luca ci vuole un cambiamento, è necessario, soprattutto nella figura dell’infermiere: «Un cambiamento dato anche dall’avanzare degli anni, una volta un infermiere poteva svolgere solo certe mansioni, era molto subordinato al medico, oggi invece ci sono più responsabilità e l’infermiere può decidere, non è solo una macchina, non ci deve essere più questa concezione di subordinazione ma di collaborazione. Noi diamo una disponibilità oraria abbastanza ampia, in particolare il servizio è rivolto agli anziani o chi non può raggiungere la Casa della salute di Cavezzo, punto più vicino. La comodità deve essere al primo posto affiancata alla libertà, ovviamente seguendo i protocolli e le linee guida.
Serena Fregni
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