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Troppi rifiuti, l’inceneritore non frena

di Davide Berti
Troppi rifiuti, l’inceneritore non frena

Doveva bruciare 30mila tonnellate in meno, ma le stime erano sbagliate. Il Comune: «Attenzione e controllo sui numeri»

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Trentamila tonnellate in più rispetto alle stime della Regione, da 180mila a 210mila tonnellate. Così il 2016 chiuderà alla stessa quota dell’anno scorso, senza alcun risparmio. Motivo? L’Emilia-Romagna si scopre con più immondizia del previsto da smaltire. E così la Regione è costretta a cambiare i piani.

In particolare, una parte di rifiuti (circa 3.600 tonnellate) verrà spedita da Reggio Emilia all'inceneritore di Piacenza e, in parallelo, sarà aumentata (in via temporanea) la capacità di bruciare rifiuti del termovalorizzatore di Parma, ben più di quanto temuto dalla stessa giunta Pizzarotti nelle settimane scorse (si dovrebbe arrivare a 160.000 tonnellate). Inoltre, sarà incrementata la capacità degli inceneritori di Modena (da 180.000 a 210.000 tonnellate), Ferrara (da 130.000 a 141.000 tonnellate) e Coriano a Rimini da 125.000 a 144.000 tonnellate), mentre l'impianto di Forlì verrà portato al massimo (120.000 tonnellate).

Tutti cambiamenti che dovrebbero essere ricondotti alla normalità già nel 2017.

Modena non è quindi esente da questo discorso, che il Comune minimizza, ma sul quale pesa comunque un ragionamento di prospettiva: «Come territori - commenta l’assessore all’ambiente Giulio Guerzoni - chiediamo alla Regione massima attenzione e controllo sui numeri e sugli obiettivi al 2020 del piano rifiuti». L’aumento di Modena, va detto, è all’interno dell’autorizzazione della Provincia di Modena, fissata a 240mila tonnellate e conferma la quota di rifiuti bruciati lo scorso anno, sempre 210mila tonnellate. Ci si era illusi che qualcosa potesse finalmente cambiare, e invece non sarà così. E comunque mai verrà superata quota 240mila tonnellate, sostengono in Comune. È quello che si spera, visto che i numeri in proiezione della Regione si sono rivelati errati.

Il cambio di programma è stato anticipato venerdì scorso in commissione dall’assessore regionale all'ambiente, Paola Gazzolo, che ha parlato di un «aumento temporaneo per due mesi» a Parma. Martedì la giunta Bonaccini ha approvato la delibera nella quale mette nero su bianco le variazioni di capacità degli inceneritori, dovute al fatto che le previsioni sulla produzione dei rifiuti in Emilia-Romagna contenute nel piano regionale non hanno centrato il bersaglio.

La realtà, infatti, restituisce un aumento stimato dell’1,1% della produzione di rifiuti urbani nel 2016 rispetto all’anno scorso, pari a circa 31.000 tonnellate. Allo stesso tempo, c’è un calo degli indifferenziati del 2,8% pari a circa 33.000 tonnellate. Nel complesso, a livello regionale si parla di circa 212.877 tonnellate in più di rifiuti urbani e 118.618 tonnellate di rifiuti indifferenziati rispetto alle previsioni. A questi numeri si aggiunge in Emilia-Romagna un «ulteriore fabbisogno di 210.000 tonnellate» di rifiuti speciali da smaltire, dato da una produzione stimata in aumento di 140.000 tonnellate a cui si sommano le 70.000 tonnellate che non possono essere trattate dagli inceneritori, avendo «priorità» i rifiuti urbani in aumento.

Come smaltire dunque tutta questa immondizia inattesa? «In base ai dati di produzione e nel rispetto dei criteri in ordine alla modifica dei flussi- detta la Regione- occorre cambiare temporaneamente per il 2016 il quantitativo massimo di rifiuti previsto dall'autorizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di Parma, nel rispetto del suo carico termico nominale e della procedura di valutazione d'impatto ambientale già effettuata». Per quanto riguarda i rifiuti speciali, «il sistema delle discariche può parzialmente far fronte alle esigenze di trattamento».

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