Anziano accoltellato: no al patteggiamento
Il giudice rifiuta 2 anni e 4 mesi per il presunto sicario. E i difensori della coppia rinunciano al mandato
VIGNOLA. Doppio colpo di scena ieri all’udienza preliminare sul caso di tentato omicidio dell’anziano di Vignola commissionato, secondo la Procura, dalla figlia e da suo marito. Proprio i difensori di Cristina Pancaldi e Fabio Rasponi - gli avvocati Mario Marchiò e Gianluca Scalera - hanno rinunciato al mandato. La motivazione è una incompatibilità con la difesa dei due imputati di tentato omicidio. I due legali, che hanno difeso i coniugi fin dall’arresto, avvenuto nell’aprile scorso, hanno rimesso gli atti al giudice Eleonora De Marco che ha incaricato l’avvocato Alessia Gonzo.
Subito dopo si è discussa la proposta di patteggiamento per il presunto esecutore, l’uomo che accoltellò secondo i carabinieri e il pm Pasquale Mazzei, per nove volte l’anziano al torace e al volto senza però ucciderlo: Salvatore Vascoli, difeso dall’avvocato Enrico Fontana. L’accordo di patteggiamento era per 4 anni e 2 mesi di carcere. Ma il giudice lo ha rifiutato. Come sempre in questi casi, la decisione ha comportato anche l’assegnazione della causa ad altro giudice. La prossima udienza, fissata per l’8 marzo, sarà infatti tenuta dal giudice Andrea Romito.
Sempre in quell’udienza il giudice dovrà valutare la richiesta di accedere al processo con rito abbreviato fatta dai due coniugi e dal quarto imputato, il presunto procacciatore del sicario, Risario Sambasile, difeso dall’avvocato Giuseppe Inglima.
Il caso esplose tempo dopo il fatto di sangue. Sulle prime, infatti, l’aggressione serale in strada di Luciano Pancaldi, un tranquillo pensionato vignolese di 75 anni, rimase senza una spiegazione plausibile se non la furia di un balordo che lo aveva incontrato per puro caso. Ma qualcosa non quadrava. L’intervista video fatta proprio dalla “Gazzetta” alla figlia Cristina insospettì subito i carabinieri della Compagnia di Sassuolo e della Tenenza di Vignola che stavano indagando, coordinati dalla Procura, e quindi gli investigatori puntarono su una pista interna alla famiglia. Emerse così una situazione torbida di contatti tra la coppia, Sanbasile e Vascoli.
Secondo le risultanze delle indagini, presentate al momento dell’arresto dei quattro, la Pancaldi in accordo col marito avrebbe offerto a Sambasile e Vascoli 20mila euro per portare a compimento l’omicidio apparentemente casuale del padre e quindi poter ereditare il suo patrimonio. In particolare 10mila euro dovevano andare a Sambasile per il suo lavoro di mediatore nella ricerca del sicario e 10mila a Vascoli per l’esecuzione. Vascoli, dopo aver accoltellato l’anziano, avrebbe persino trovato rifugio in casa della coppia entrando col coltello e gli abiti insanguinati...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
