Gazzetta di Modena

Modena

Trenkwalder, confronto con i sindacati

Trenkwalder, confronto con i sindacati

Necessarie garanzie sulla continuità e sui pagamenti degli stipendi. Un retroscena della crisi, intervengono i politici

3 MINUTI DI LETTURA





Caso Trenkwalder. Oggi alle 11 nella sede di via Lamborghini, il palazzone di fronte alla Maserati, l’azienda incontrerà i rappresentanti nazionali dei sindacati e non potrà di certo cavarsela soltanto con qualche vaga promessa di pagamento, più o meno immediato, degli stipendi di settembre che i novemila lavoratori coinvolti attendono da alcuni giorni. Occorrerà anche presentare un piano che garantisca la continuità aziendale, la riapertura delle filiali ora chiuse, oltre che l’attuale realtà occupazionale. E non sarà facile, nonostante anche ieri l’amministratore unico Peter Zehentleitner abbia ribadito: «Stiamo lavorando per risolvere la situazione». Lo stesso amministratore aveva già ammesso che i mancati pagamenti per il mese di settembre sono determinati dalla decisione delle banche di bloccare il credito. Ieri un’agenzia giornalistica ha diffuso una notizia che riguarda la causa scatenante di un problema che evidentemente era latente da qualche tempo: la crisi «sarebbe scoppiata dopo che una lavoratrice si è accorta che da gennaio c'era qualche problema generale sui contributi versati, e avrebbe fatto causa bloccando, di conseguenza, anche l'erogazione degli stipendi».

Trenkwalder non sta nemmeno rispondendo alle sollecitazioni delle tante aziende utilizzatrici, vale a dire quelle che si avvalgono del lavoro degli addetti controllati dall’agenzia di lavoro. Va sottolineato che, riguardo ai mancati pagamenti degli stipendi, le aziende utilizzatrici sono responsabili in solido con l’agenzia, dunque dovranno risponderne nel caso non lo faccia la stessa Trenkwalder.

Attualmente Trenkwalder Italia, che è totalmente distaccata e non ha alcun legame con la multinazionale che porta la stessa denominazione,vanta 40 filiali sul territorio del nord e centro Italia, oltre che in Sardegna, 280 dipendenti diretti e circa 8.700 lavoratori somministrati, gli addetti che l'azienda ha in carico e colloca in imprese diverse in base alle esigenze che il mercato presenta. I lavoratori modenesi sono circa 1.500 e in città, oltre alla sede principale di via Lamborghini, c’è anche una filiale in viale Amendola.

Sul caso Trenkwalder ieri non sono mancati gli interventi dei politici. «Apprendiamo con grande preoccupazione - ha detto Giovanni Paglia, capogruppo di Sinistra Italiana in commissione finanze alla Camera - della crisi in cui è precipitata Trenkwalder, che ha chiuso le sue filiali in Italia e con stipendi non pagati. Stiamo parlando di un'azienda che occupa direttamente o indirettamente fra le 8mila e le diecimila persone, impiegate presso moltissime realtà produttive». Il partito ha presentato un'interrogazione sia al ministero del Lavoro sia alla Regione Emilia-Romagna.

«Il blocco improvviso di pagamenti e operatività - ha aggiunto Paglia - rischia pertanto di ledere i diritti di moltissime persone, oltre che di danneggiare le ditte clienti, che improvvisamente si trovano ad avere parte della forza lavoro di fatto scoperta e priva di tutele. Il lavoro in somministrazione è un problema in sé e fa parte di quelle tante forme di precariato che andrebbero fortemente ridimensionate».

La vicenda non sta solo procurando un notevole danno di immagine all’azienda. Accade infatti che le imprese che utilizzano i lavoratori di Trenkwalder ora siano da più parti indotte a recedere dagli accordi con la società modenese e invitano i lavoratori ad abbandonarla per passare ad altre agenzie che si occupano di lavoro per continuare in questo modo la loro attività.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google