«La ’Ndrangheta a Modena iniziò così»
Il maresciallo D’Agostino al processo Aemilia: «Tutto partì con l’inchiesta sui fratelli Pelaggi di Maranello e la bomba all’Agenzia delle Entrate»
REGGIO EMILIA. «La falsa fattura fa più soldi della droga». Con questa frase Emilio D’Agostino – maresciallo dei carabinieri di Modena – ha ieri sintetizzato quale fosse la strada intrapresa dalla ’ndrangheta tra Modena e Reggio, alla luce delle intercettazioni e delle indagini che vennero fatte a partire dal 2010 dal suo comando.
La sua è una testimonianza introduttiva da film, con frasi ad effetto e una puntigliosa ricostruzione dei momenti-chiave dell’inchiesta Aemilia, maturata pian piano, cercando di capire anche dagli atti giudiziari chi fossero le persone che si erano all’improvviso di fronte. D’Agostino parte da fatti già acclarati da sentenze passate in giudicato: la bomba fatta esplodere nel 2006 contro l’agenzia delle entrate di Sassuolo, le condanne ai fratelli Pelaggi che riciciclavano i soldi del clan Arena, l’intreccio di imprese con cui gestivano le frodi carosello.
Ma è quando il comando di Modena riprende ad indagare che si trovano di fronte ad un fatto nuovo, tutto da comprendere: «Ci accorgiamo che Paolo Pelaggi si era spostato a Gualtieri – entra nel merito il maresciallo – ed aveva riattivato un sistema d’imprese come a Maranello. Spuntano i nomi di Giuseppe Giglio e Pasquale Riillo: ma chi erano questi personaggi?».
La risposta arriverà continuando ad indagare: «Trovammo che gli Arena erano spariti ed ora c’era un gruppo calabrese forte legato alla cosca Grande Aracri».
Nel mentre s’innescano anche le indagini dei carabinieri di Parma e Fiorenzuola, nonchè dei finanzieri di Cremona e dei carabinieri di Crotone: «Stavamo indagando da sud verso nord e viceversa, ma l’epicentro era qui a Reggio e i nomi su cui facevamo accertamenti erano sempre gli stessi». Poi l’efficace identikit della cosca Grande Aracri: «Ha il cuore a Cutro, ma con la capacità di proiettarsi verso altri territori in autonomia, come è avvenuto in Emilia. Nicolino Grande Aracri si attornia di tanti luogotenenti, una rete per avere attraverso più persone un quadro migliore su quanto avviene in Emilia».
Scavando sempre più a fondo i militari si fanno un’idea sempre più precisa di qual’è la vera mission della cosca: «Fa degli affari il suo principale obiettivo. Già nell’operazione Edilpiovra del 2002 si parla di reati fiscali e le fatture che ci ritrovammo ad analizzare erano dello stesso tipo. Del resto bastava un piccolo capitale per far girare milioni di euro in fatture. E i cutresi sono una minima parte di quelli che emettono le fatture fasulle».
L’allusione è al tessuto emiliano, ma non mancano neppure parole di critica su un’agenzia postale di Reggio e sulle banche colte dai militari in situazioni compiacenti davanti a vistosi flussi di denaro che più di qualche sospetto dovevano invece alimentarlo. Un’introduzione che fa ammutolire, ma serve al maresciallo D’Agostino per entrare poi negli specifici capi d’accusa. La sua testimonianza proseguirà.
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