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Asce di Lovara, un mistero lungo quattromila anni

di Marco Pederzoli
Asce di Lovara, un mistero lungo quattromila anni

Savignano. Inaugurata la mostra sugli antichi reperti in bronzo ritrovati nel 1864 L’esperto: «Probabile che si tratti di un’offerta votiva seppellita nel 2000 a.C.»

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SAVIGNANO. Un vero e proprio tesoro di inestimabile valore, risalente a 4.000 anni fa, nascosto sottoterra forse per non essere (forse) mai trovato. È stata inaugurata ieri con questi presupposti la mostra “Sulla sponda del Panaro 4.000 anni fa”, che proseguirà presso il museo dell’elefante e della Venere (di fronte al municipio) fino al prossimo 8 gennaio. In questa mostra, infatti, si può ammirare, insieme ad altri ritrovamenti coevi, un tesoro di asce di bronzo che nel 1864 furono ritrovate casualmente su un lato di via Mombrina, nella frazione di Mulino, e furono valorizzate dall’ex sindaco di allora e grande studioso Arsenio Crespellani. Si tratta più precisamente delle 96 asce del “ripostiglio della Lovara” (Lovara era il nome di un piccolo campo su via Mombrina), che in questa mostra di Savignano sono presenti in numero di 77, perché le rimanenti sono custodite in diversi musei, mentre quelle ora a Savignano provengono dai Musei Civici di Modena. Queste asce, alcune delle quali nuove, altre usate, ma comunque tutte intere e in ottimo stato di conservazione, appartengono alla classe delle “asce a margini rialzati”, seppure presentino delle differenze tra loro. La datazione, appunto, va dal 2000 al 1900 avanti Cristo, quindi circa quattromila anni fa. Il loro peso complessivo era di 39 chilogrammi. Un vero e proprio tesoro, quindi, considerata l’estrema difficoltà, per quell’epoca, nel riuscire a reperire dei metalli.

Il professor Andrea Cardarelli, curatore scientifico della mostra e docente alla Sapienza di Roma, ha provato ieri a fare luce su alcuni dei tanti misteri che avvolgono questo tesoro, durante una partecipata conferenza cui hanno preso parte anche il sindaco di Savignano, Germano Caroli, il vicepresidente della Fondazione di Vignola, Giuseppe Pesci, Sara Campagnari per la Soprintendenza e Cristiana Zanasi dei Musei Civici di Modena. Secondo Cardarelli, non è possibile stabilire con certezza perché un simile tesoro si trovasse nascosto là sotto. Due sono attualmente le ipotesi preponderanti tra gli archeologi: o un tesoro celato per proteggerlo da un pericolo, o un tesoro nascosto ai fini di un’offerta votiva o rituale (proprio come si fa con gli ex voto di oggi), e destinato forse a non essere disseppellito mai più. Quest’ultima, secondo Cardarelli, è l’ipotesi più accreditata.

Seppure sia stato disseppellito e ritrovato, contro o meno la volontà di chi ce lo mise, questo tesoro rimane ancora oggi ricco di mistero e di fascino, e per gli archeologi è tuttora materia di studio e di interrogativi. Tra l’altro, rimangono un mistero pure i luoghi da cui furono tratti il rame e lo stagno per fare queste asce in bronzo.

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