Gazzetta di Modena

Modena

«Lotto tutti i giorni per creare nuovi farmaci»

di Stefano Luppi
«Lotto tutti i giorni per creare nuovi farmaci»

La professoressa Maria Paola Costi sarà ricevuta dal presidente della Repubblica in occasione della giornata per la ricerca sul cancro: «Merito di una squadra»

4 MINUTI DI LETTURA





«In mattinata andrò a Quirinale e al pomeriggio partirò per un convegno a Madrid, sono emozionata e anche sorpresa per questa occasione che davvero non mi aspettavo».

La giornata di domani della professoressa Maria Paola Costi, docente dell'Università di Modena, sarà piuttosto intensa: alle 11, insieme ad altri docenti e accademici italiani sarà ricevuta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata nazionale della ricerca sul cancro. Alcune ore in rappresentanza della ricerca contro i tumori, di cui Costi è esperta nell'ambito di quelli all'ovaio e al colon retto, e poi di nuovo immersa nella ricerca con il convegno spagnolo.

Come ha saputo dell'invito di Mattarella?

«La signora della posta alcune mattine fa ha detto a un mio collaboratore che c'era una lettera che pareva importante. C'era sulla busta il sigillo della presidenza della Repubblica: ho aperto e c'era questo invito per domattina al Quirinale. Mi sono subito emozionata e ora sono molto curiosa».

Come sono gli inviti del presidente?

«Molto precisi, è un invito strettamente personale dove c'è indicata perfino la possibilità di portare la propria auto vicino al palazzo presidenziale, oltre alla necessità di indossare l'abito scuro. Ci saranno personalità come il ministro della Salute, l'ex ministro Umberto Veronesi e i vertici dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) che sponsorizza la manifestazione annuale».

Vive questo evento come una sorta di esame?

«Non credo - ride - di dover parlare ufficialmente, immagino che qualcuno mi chiederà del mio lavoro».

Lei opera in Unimore: come si trova?

«Sono dal 2013 professore ordinario di chimica farmaceutica al corso magistrale in Biotecnologie farmaceutiche. La mia attività di ricerca inizia con il dottorato conseguito nel 1989, dopo un anno all'Università di California a San Francisco, in America, sono tornata a Modena dove nel 2000 sono divenuta associato, poi tre anni fa il passato a ordinario».

Di cosa si occupa?

«La partecipazione al Quirinale penso derivi dal fatto che al Dipartimento di Scienze della vita dal 2006 svolgo attività di ricerca sui tumori all'ovaio e al colon retto grazie ai quali ho ricevuto importanti finanziamenti dalla Commissione Europea, con il progetto Lights e da Airc grazie al lavoro di identificazione di nuovi farmaci contro questi tumori molto potenti».

Sono malattie molto diffuse?

«Purtroppo sì, le dico dell'incidenza nella nostra regione nel 2015. Il tumore colon-retto è la seconda causa di morte in Emilia Romagna dopo il polmone, rappresenta circa l'11% rispetto al totale dei tumori contratti. L'incidenza percentuale rappresenta circa 5% del totali e sono circa 4mila le persone colpite ogni anno in regione. La mortalità in questo caso è intorno al 20% segno che facciamo passi avanti. Il carcinoma che colpisce l'ovaio, dunque le donne, vede circa 500 casi su circa 38mila tumori totali, è perciò ben più raro, ma purtroppo la mortalità sale al 75%».

Per lavorare in questo ambito le serviranno molti finanziamenti.

«Già, siamo fortunati e i maggiori fondi ci arrivano da Airc, presieduto dall'avvocato Pier Giuseppe Torrani, che ogni anno investe milioni di euro. I nostri fondi maggiori sono stati 300mila euro del progetto europeo Lights, e due tranche Airc da 650mila e 475mila euro».

In quali ambiti utilizza questi soldi?

«I nostri maggiori fondi sono per due progetti rispettivamente del 2010 e del 2013, in tutto questi finanziamenti hanno superato il milione di euro. Il lavoro ci ha permesso di identificare molecole dotate di un meccanismo nuovo collegato ai folati, ossia l'acido folico o acido pteroil glutammico. L'industria farmaceutica ne sarà interessata a breve, così come lo sarà nello sviluppo della ricerca sui biomarcatori farmaco dinamici. Questi servono, per quanto riguarda il tumore al colon retto, a prevedere come il farmaco stesso reagirà sui pazienti».

È importante la ricerca sui farmaci?

«Molto, perché tenga presente che in alcuni casi l'organismo del malato diventa refrattario alla cura e quindi bisogna cambiare farmaco per curare il paziente. Parte del nostro lavoro è anche quello di andare a vedere cosa accade nei pazienti che prendono un dato farmaco».

Lavorare in team è indispensabile?

«Sì da sola, non potrei fare proprio ricerca e per questo abbiamo un gruppo composto da una ventina di persone. Colleghi dell'ateneo come un chimico, un fisiologo, un biologo, un patologo, in più abbiamo la possibilità di assumere giovani, anche stranieri, dottori di ricerca e dottorandi. Questi sono progetti di ricerca molto italiani, dove è fondamentale la collaborazione».

La situazione all'Università com'è?

«Non mi posso lamentare, anche perché serve ottimismo nella ricerca. Abbiamo una buona strumentazione e soprattutto la possiamo aggiornare periodicamente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google