Màt tiene a battesimo “La Fonte” Starace: modello per il nuovo Sert
Nell’ambito della Settimana della salute mentale l’inaugurazione del centro gestito da “Insieme a noi” Il direttore del Dipartimento: «Laboratorio per la struttura che apriremo nel 2018 in via Nonantolana»
«Un modello per il nuovo Sert». Con queste parole il dottor Fabrizio Starace ha presentato ieri la nuova sede de La Fonte. Gestito dall’associazione Insieme a noi, l’ambiente include diversi spazi in cui ognuno ha un ruolo. Un modo per realizzare l’obiettivo principale del gruppo guidato da Tilde Arcaleni: promuovere incontri per le persone con disagio psichico, valorizzandole al meglio.
«Le persone si trovano al centro di una comunità attenta all’uso del tempo libero - ha ripreso Starace, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Modena - e al rispetto delle norme di convivenza. È tutto fondamentale per fare un buon lavoro in salute mentale». Nel 2018 è prevista l’inaugurazione della nuova struttura del servizio Dipendenze patologiche (ex Tossicodipendenze), spostata da via Sgarzeria in via Nonantolana. «Accanto agli spazi ambulatoriali - ha anticipato Starace - speriamo di poter collocare attività di tipo abilitativo e riabilitativo che abbiano questa stessa caratteristica. È una sorta di laboratorio per esperienza a cui ci apprestiamo e che nei prossimi anni vedrà la luce con la nuova sede».
Intanto, ieri i riflettori erano puntati sul progetto di strada Fonte San Geminiano Ovest 13. Il cielo coperto non ha impedito a circa centoventi persone di partecipare all’evento, inserito nella nuova edizione di Màt, la Settimana della Salute mentale. All’ingresso s’è colpiti da un murales, dono di due artisti: Bastardilla ed Ericailcane. Birilli colorati costeggiano il percorso fino agli orti (anch’essi rinnovati) e all’ingresso. Le finestre sono tappezzate di tende bianche con messaggi ideati da Claudio. È uno degli uomini che ha contribuito alla rinascita dell’area, in passato usata anche come stalla. Prima di entrare è stata Arcaleni a illustrare il lavoro fatto.
«Abbiamo buttato giù tutto - ha garantito il presidente dell’associazione - poi la decorazione e l’arredamento sono stati curati da persone che contribuiscono ai nostri laboratori». Tra i turbini di colori si notano stoffe su diverse colonne. In una di esse sono posti i nomi delle donne e degli uomini hanno dato un contributo. Il primo piano, ex fienile ed ex deposito di mobili, è ora la sede dei laboratori. Sono stati organizzati eventi di fotografia e sono stati realizzati oggetti artistici. «L’ultima volta avevamo trovato piante di papiro - ha concluso Arcaleni - siamo inorriditi dall’idea che un posto così bello facesse una fine così».
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