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Modena, scopre i ladri, chiede aiuto: nessuno arriva

di Stefano Totaro
Modena, scopre i ladri, chiede aiuto: nessuno arriva

Un papà: «Erano già sul terrazzo in via Carbonieri, ho telefonato quattro  volte in due ore ma non c’erano pattuglie disponibili»

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MODENA «Ho visto i ladri sulla terrazza dell’appartamento dei miei genitori, che erano in casa con la mia bambina di due anni, ho suonato il clacson all’impazzata per dare un allarme, fare confusione per metterli in fuga. Loro sono scesi con calma e sono pure rimasti nel cortile del condominio. Erano le 20.30 di sabato sera: ho chiamato subito le forze dell’ordine, non poteva venire nessuno, si rimpallavano la richiesta di aiuto. Ho chiamato in tutto quattro volte, sino ad oltre le 22 di sera. Non solo non sono stato richiamato, ma sul posto non è mai arrivato nessuno, nè polizia, nè carabinieri e nemmeno la Municipale che, a loro dire, avevano avvisato. È una vergogna».

RABBIA E  AMAREZZA Tanta paura, tanta rabbia e anche tanta amarezza: il cittadino modenese racconta la drammatica vicenda che ha vissuto in modo che «non accada ad altri - dice- che la gente sappia cosa succede e che chi di dovere intervenga, organizzando meglio turni e presenze sul territorio. Perché se il risultato è questo, con i ladri che possono fare quello che vogliono e vengono lasciati scappare, con i cittadini presi in giro e, poi, alla fine, con nessuno che fa nulla, allora siamo davvero tutti messi molto male». Il racconto di questo papà illustra bene la situazione complessiva: i ladri che martellano ovunque, i cittadini che sono l’unica arma sul territorio grazie alle loro segnalazioni, le forze dell’ordine che ce la mettono tutta ma che non hanno ancora il dono dell’ubiquità oppure sono mal distribuite.

I LADRI IN AZIONE «Erano le 20.30, io e la mia compagna siamo andati in auto in via Carbonieri, dove abitano i miei genitori - spiega - Avevamo affidato loro la nostra piccola di due anni. Il loro appartamento è al primo piano del condominio il cui cortile confina con le scuole. In zona c’erano stati dei furti nei garage. I miei erano in casa, ci aspettavano, le luci erano accese, si vedevano da fuori. Arrivo, mi accingo a parcheggiare e vedo che sul terrazzo dei miei genitori c’è un uomo, un ladro, a volto scoperto. E vedo un altro che salito sul cancello automatico si stava attaccando alla ringhiera del terrazzo per arrampicarsi. Non scendo ma inizio a suonare all’impazzata il clacson e a gridare. Vedo i due, sui trent’anni, che si fermano, si guardano un po’ attorno e poi scendono con calma e si incamminano nel giardino del condominio. Scendo in strada, li vedo che sono ancora lì. Chiamo il 113, la polizia mi dice che non ha auto, mi gira la chiamata ai carabinieri che si rifanno spiegare tutto e dicono la stessa cosa, che la loro auto è impegnata e di attendere che avrebbero mandato qualcuno. Ho richiamato, a distanza di mezz’ora altre tre volte, alla fine mi hanno detto che sarebbe arrivata al Municipale. Non s’è visto nessuno. E se i ladri avessero reagito? Poi io e altri siamo andati a vedere nel cortile: avevano forzato una rete che dà sul cortile della scuola assicurandosi il passaggio». (s.to)

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