Corrado Abbati, il re dell’Operetta: «Quanti ricordi legati a Modena»
La prima volta al Comunale da aiuto regista I successi allo Storchi. «Dove presto tornerò»
Lago di S. Wolfgang, Austria. Leopoldo, primo cameriere dell'hotel “Al Cavallino Bianco”, ama la bella proprietaria Gioseffa. Un amore a senso unico. Lei infatti si è invaghita di un giovane avvocato italiano. Ma ecco che nel medesimo albergo approda un ricco industriale accompagnato dalla deliziosa figlia Ottilia e…
È questo l'incipit de “Al cavallino bianco” operetta in tre atti di Ralph Benatzky su libretto di Hans Muller e Erik Charell che con la regia di Corrado Abbati lo scorso mese di aprile ha meritato il plauso della nostra città.
«Il Teatro Storchi era pieno. È stato un successo, risultato non scontato. Il pubblico dell’operetta - spiega Abbati - è piuttosto tradizionalista. Noi abbiamo portato in scena qualcosa di nuovo. Riuscire a conquistare la platea con un adattamento oltremodo originale di un lavoro la cui prima rappresentazione risale al 1930… beh, è un'emozione davvero intensa».
Che rimane nel cuore. Così come nel cuore di Corrado è ancora viva la memoria de “La danza delle libellule”, rappresentazione che fu la premessa di una fulgida carriera artistica.
Piccolo capolavoro musicale nato nel 1922 dalla stretta di mano tra l'austriaco Franz Lehar e l'italiano Carlo Lombardo, al suo debutto al teatro Lirico di Milano la piece raccolse più fischi che encomi.
Andò meglio - ma non di molto - a metà degli anni Ottanta ad un giovane Abbati alle prime armi.
«Certo non fu un allestimento memorabile - è la conferma del diretto interessato - Ricordo però quella prima messa in scena con grande amore. In quel periodo lavoravo in veste di regista di programmi radiofonici per la Rai di Bologna. L'incontro con Stefano Maccarini che allora gestiva il piccolo teatro di San Prospero a Reggio Emilia segnò la svolta. Tanto che dopo aver proposto una stagione di operetta, decidemmo di occuparci anche della produzione».
«La nostra “Danza delle libellule” pagò pegno non soltanto all'inesperienza ma anche e soprattutto alla penuria di risorse. Seppur forti di molte speranze e del sostegno di buoni amici, siamo infatti partiti con pochissime lire in tasca».
Dopo quasi trent'anni ogni sua parola suona ancora come una dichiarazione d'amore nei confronti dell'operetta. È così?
«Senza dubbio. La amo da sempre e mai smetterò di amarla. Rammento che quando ero piccolo, avrò avuto sei o sette anni, mio nonno mi portava a teatro. E già allora sentivo che l'operetta più di qualsiasi altra cosa mi apparteneva. Ho risposto ad una “chiamata”. Un po' come immagino succeda a chi diventa prete. E dire che ci ho pure provato a indossare i panni del bravo ragazzo. Ossia del giovane coscienzioso pronto a rinunciare al proprio “frivolo” sogno in nome di una professione valutata più sicura, In realtà il teatro, anche quello definito leggero, è qualcosa di molto serio che richiede una totale dedizione».
«Comunque sì… mi iscrissi a farmacia. Poi però l'istinto ha prevalso sulla ragione. In parte sono stato fortunato. Sono approdato in scena nel momento giusto, quando cioè l'operetta era in pieno revival. Dal canto mio mi sono fatto trovare pronto. Dopo essermi laureato a Parma in storia dell'operetta italiana, ho infatti girato l'Europa. Questo mi ha permesso di ampliare la mia cultura. Ma, come accade alla maggior parte dei ragazzi che decidono di seguire le proprie inclinazioni, per raggiungere l'obiettivo ho dovuto faticare non poco».
Una strada in salita che però le ha regalato, e continua a regalarle, grande soddisfazione.
«L'operetta ancora oggi conserva inalterato il proprio fascino. È uno spettacolo vivo e divertente capace di declinare la leggerezza in tante emozioni diverse. Tutto fuorché irrigidita o autoreferenziale, l'operetta ha lo sguardo puntato sul mondo. In costante evoluzione, sa intercettare i gusti attuali e adeguarsi di conseguenza. Sedersi sugli allori è però vietato. Bisogna sempre cambiare le carte in tavola. Solo chi è in grado di rinnovarsi può infatti resistere sulla cresta dell'onda».
La sua biografia racconta di un giovane Corrado aiuto regista al Teatro Comunale di Modena.
«Sono stato assistente di regia al Don Pasquale di Donizetti. Ero un ragazzo che, con una certa titubanza, muoveva i primi passi nel mondo del teatro, lirico perlopiù. Ma non fatevi ingannare dal titolo: l'aiuto regista non è altro che un factotum cui non compete alcuna decisione importante. È un po' come l'apprendista muratore che deve portare l'acqua e la calce a chiunque ne abbia bisogno. Come una spugna io cercavo di assorbire nuove competenze, volevo imparare qualcosa da ognuna delle persone con cui lavoravo. Una gavetta piuttosto dura di cui ho fatto tesoro».
Si sussurra che tornerà al Teatro Storchi con un asso nella manica.
«Sto scrivendo “La principessa Sissi” che è già in calendario nei teatri italiani, Storchi incluso, per la prossima stagione. Le musiche sono del grande compositore e direttore d'orchestra Alessandro Nidi. Ma se davvero sarà una carta vincente… ecco, è ancora troppo presto per dirlo».
LA SCHEDA
Venticinque anni di “teatro leggero” con oltre cinquanta produzioni
Nato a Parma, spesso protagonista in scena all'ombra della Ghirlandina, Corrado Abbati è direttore artistico dell'omonima compagnia di operetta fondata alla fine degli anni Ottanta insieme a Stefano Maccarini. Interprete di ruoli brillanti, Abbati sceglie i titoli in repertorio, ne cura l'adattamento e la regia teatrale. Laureato all'istituto di Musicologia dell'Università di Parma sulla storia dell'operetta in Italia, ha vinto il primo premio durante l'edizione d'esordio del concorso nazionale “Ercole d'oro”. Regista per alcuni anni di programmi radiofonici di attualità targati RAI, Abbati ha debuttato nell'opera lirica al Teatro Regio di Parma (prima mondiale di Ubu Re). In principio di carriera ha inoltre ricoperto il ruolo di assistente di regia in diverse produzioni al Comunale di Modena, al Regio di Parma, al Municipale di Piacenza e al Comunale di Ferrara. In oltre venticinque anni di attività la compagnia di operette Corrado Abbati ha realizzato una cinquantina di allestimenti portando sotto la luce dei riflettori titoli famosi del calibro de La vedova allegra ma anche lavori musicali che, seppur meno noti al grande pubblico, risultano di notevole fascino (ad esempio Il conte di Lussemburgo di Franz Lehàr, Sissi di Fritz Kreisler, Madama di Tebe di Carlo Lombardo). A partire dal 1991 la Compagnia ha legato il proprio nome ad una vera e propria stagione di operette che, realizzata in collaborazione con il Teatro Municipale “Romolo Valli” di Reggio Emilia, ha dato vita ad una serie di nuove produzioni proposte con grandi consensi su tutto il territorio nazionale.
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