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Metanodotto Frignano, finalmente via ai lavori

di Daniele Montanari
Metanodotto Frignano, finalmente via ai lavori

Serramazzoni. Dopo il lungo iter burocratico è iniziata la bonifica del tracciato Poi la posa delle tubature per quasi cinque chilometri da San Dalmazio a Pavullo

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SERRAMAZZONI. Sono partiti a Serramazzoni i lavori per la realizzazione del nuovo metanodotto Snam. O meglio, sono partite tutte le operazioni preliminari all’apertura vera e propria del cantiere: la maggior parte del tracciato è già stata perimetrata dalle reti rosse, da San Dalmazio al borgo di Cornazzano per calare poi di nuovo lungo l’Estense, riattraversarla e raggiungere Pavullo, dove il nuovo tracciato è già stato ultimato da più di un anno.

Il tratto di Serramazzoni però sarà lungo quasi il doppio, 4.874 metri, per questo è andato incontro a un iter autorizzativo molto più complesso. La società, lo si ricorderà, aveva presentato il primo progetto nel dicembre 2013, ma venne stoppato (con anche mobilitazione popolare) per l’impatto che avrebbe avuto proprio nel borgo di Cornazzano (a destra della provinciale per Marano, salendo verso Serramazzoni) per la realizzazione di un microtunnel che poteva interferire con le falde acquifere e il contesto storico ambientale di pregio. Vennero presentate diverse alternative e poi il 4 novembre 2015 la Conferenza dei servizi in Provincia licenziò una versione definitiva che passava sempre per Cornazzano, ma senza più microtunnel e con numerose prescrizioni a cui il Comune subordinò il suo via libera, in cima su tutte l’adozione di modalità d’intervento “poco impattanti”.

Da allora è passato praticamente un anno, e adesso si è arrivati alla fase operativa. Da alcuni giorni l’azienda CF&G di Federico Coronella (di San Marcellino, nel casertano), che fa attività di bonifica per conto del ministero della Difesa, sta setacciando palmo a palmo tutto il percorso facendo due operazioni di fondo per scongiurare la presenza lungo il tragitto di residuati bellici della seconda guerra mondiale. Prima un esame dello strato superficiale del terreno con magnetometri, poi se l’apparecchio dà qualche segnale sospetto si provvede all’esecuzione di carotaggi con l’escavatore per garantire campo libero anche in profondità, a fronte di tubi che dovranno essere calati almeno a tre metri. Finora è andato tutto liscio, i macchinari non hanno rilevato nulla e ormai è sotto esame solo la parte finale.

L’unica difficoltà è stata nei tratti a maggiore pendenza per la scivolosità del terreno a causa della pioggia. Una volta completate le operazioni, si passerà al cantiere vero e proprio, con tre passaggi fondamentali.

Innanzitutto lo “scotico” del terreno, ovvero il prelievo della parte ricca di humus per depositarla a lato e riutilizzarla per ricoprire a lavori finiti. Poi lo “sfilamento”, ovvero la posa di fila dei tubi con relativa saldatura. Quindi la parte rimanente dello scavo, con la posa della nuova infrastruttura progettata nelle intenzioni per assicurare al Frignano un approvvigionamento di metano libero dai condizionamenti geologici del vecchio tracciato (che passa lungo l’altro lato dell’Estense, attraverso la zona di Vaglio), considerato instabile.

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