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Caleidos: «Non prendiamo più nessuno»

di Gabriele Farina
Caleidos: «Non prendiamo più nessuno»

Decisione comunicata alla prefettura: «Non possiamo fallire mentre lo Stato ci deve 5 milioni». Arrivati altri 39 profughi

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Trentanove nuove persone accolte e poi? A Modena sono da poco ospitati otto migranti, a cui si devono aggiungere i trentuno che hanno trovato una sistemazione in strutture della provincia. I numeri non sono quelli di un’emergenza, se non fosse per le risorse economiche. «Non ci stanno pagando da aprile - ha denunciato Elena Oliva, presidente della cooperativa Caleidos - e non abbiamo i soldi: l’accoglienza deve essere fatta in condizioni idonee. Vantiamo cinque milioni di euro di crediti nei confronti dello Stato. I nostri fornitori con cui abbiamo debiti ci stanno dicendo che non si può accogliere più nessuno. Da parte nostra, finché la situazione andrà avanti così non accoglieremo più nessuno». Una decisione comunicata già alle autorità. «Abbiamo inviato un messaggio di posta elettronica certificata alla Prefettura - ha garantito Oliva - alle 14 di ieri, spiegando che non prendiamo più nessuno. Si attivino soggetti altri! Non pensiamo pensare di fallire per un servizio che dovrebbe garantire lo Stato». L’accoglienza sul nostro territorio è gestita anche dalla cooperativa L’Angolo. «Ne abbiamo accolti dieci - ha spiegato il presidente Alberto Garretto - che abbiamo sistemato in provincia. Non pagano neanche noi: siamo fermi ad aprile; tuttavia, abbiamo creato una struttura finanziaria che ci permette di sopravvivere. Se ne dovessero arrivare altri? Ce ne dovremmo occupare noi, trovando gli spazi. Ci impegneremmo nel farlo, ma sul risultato non sono chiaramente in grado di dire niente. Con gli ultimi arrivi abbiamo riempito una struttura non totalmente piena». Sul tema è intervenuta Giuliana Urbelli. L’assessore al Welfare ha preso la parola a La Tenda durante l’incontro “Le parole ritrovate”. «I nuovi migranti sono arrivati con un preavviso molto breve», ha garantito l’assessore. La situazione è complicata da un fatto: «ai progressivi arrivi non fanno seguito le uscite». Le strutture gestite da Oliva e Garretto vantano crediti da circa mezzo anno, ma intanto le attività devono andare avanti. «Il sistema di accoglienza rischia di bloccarsi», ha garantito a distanza l’assessore. Tutto ciò mentre a circa 150 chilometri da Modena, a Gorino (Ferrara), sono stati gli stessi abitanti a chiudere le frontiere a 12 donne e 8 bambini. L’episodio è stato citato dall’assessore, che ha garantito di aver informato la Regione. «Credo non sia accettabile - ha risposto ieri il governatore Stefano Bonaccini - ancor più alla luce del fatto che in quel territorio non vi è un solo profugo e che se tutti fanno la loro parte noi saremmo in grado di avere una distribuzione molto più equa e con meno tensioni». Da evitare per il presidente dell’Emilia Romagna il principio del «ci pensi quello più in là». Accadesse nella nostra città? «Se a Modena impedissero l’arrivo dei profughi in un punto della città - ha risposto Oliva - si sposterebbero in un altro punto». Entrambi i rappresentanti sono concordi: servono altre risposte dalle istituzioni. Per Oliva «le politiche devono essere fatte in modo diverso», per Garretto «dipende direttamente dallo Stato, nemmeno dalla Prefettura». Quale sarà il futuro dell’accoglienza a Modena? «I nostri valori restano quelli dell’accoglienza - ha garantito Urbelli - ma soltanto in un quadro di equità e di regole».

Intanto un altro dato nazionale: Modena è la terza provincia per numero di permessi di soggiorno: al erano 67mila 275, 9600 ogni 100mila abitanti.

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