Minacce e quella cassetta “ndrangheta”
L’allarme su metodi e discorsi in odore di mafia che ha sempre circondato il processo Teseo è stato rilanciato dalla deposizione di Andrea Rao, imputato per detenzione di armi ma sentito ieri quale...
L’allarme su metodi e discorsi in odore di mafia che ha sempre circondato il processo Teseo è stato rilanciato dalla deposizione di Andrea Rao, imputato per detenzione di armi ma sentito ieri quale testimone. Gli è stato chiesto infatti di riferire dell’incendio subito a Serra il 26 novembre 2009 dal Residence Paradiso di cui aveva subappaltato i lavori edilizi a Salvatore Guarna, trovandosi poi in lite con lui per soldi. Per questo avrebbe chiesto protezione a Rocco Antonio Baglio (nella foto), calabrese oggi fioranese considerato in passato referente della ’ndrangheta. Che però, secondo l’accusa, avrebbe chiesto 20mila euro per fare da paciere in questo cantiere e in quello di San Cesario dove Rao si trovò a fare i conti con l’impresa del siciliano Sergio Salvatore Caruso. Rao ha riferito di aver ricevuto da Guarna anche minacce di morte, ma che lo preoccupava di più Caruso, “che si considerava quasi fratello di Totò Riina”. Che tra il siciliano Caruso e il calabrese Baglio non corresse buon sangue lo testimonia un’intercettazione in cui, parlando con Rao dei 20mila euro che devono saltare fuori per Baglio, Caruso dice frasi del tipo: “Fa’ attenzione: se io ti do e tu prendi, ricordati che dopo sei responsabile, perché diventi mio garante in zona. A me non mi deve mancare un chiodo dal mio cantiere: il primo chiodo che manca... Il signor Baglio si è preso i soldini: io gli faccio il cu..tto nero, e qua ci possiamo mettere i mitra nelle mani. Non so se rendo l’idea...». Baglio peraltro si mostra preoccupato anche del possibile arrivo di un gruppo calabrese di Rosarno. Ne parla con il padre di Rao: «Guarda che si stanno mettendo di mezzo i rosarnesi, e poi con te mi arrabbio, eh?» si sente in una telefonica. «I rosarnesi, i rosarnesi mi mandarono l’ambasciata» continua, precisando: «E io ho mandato a dire che non si permetta di venire nessuno qua». Baglio però si arrabbia anche con Rao. Un giorno gli dice: «Quando sei incudine subisci, quando sei martello batti». E poi gli raccomanda: «Fattelo spiegare da tuo padre». Rao ha ammesso anche di tenere in macchina una cassetta con scritto sopra ’ndrangheta: «Come mai ce l’aveva?», gli ha chiesto il pm Claudia Natalini. «Perché mi piaceva – ha risposto – c’è a chi piace un cantante... A me piaceva quella musica lì».
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