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Pazienti psichiatrici e la malattia «Vanno curati senza pregiudizi»

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«Superare lo stigma per aver un approccio più umano». L’appello non giunge né dai medici né dai pazienti. A parlare sono due studentesse di Medicina. Come molti colleghi, hanno partecipato ieri all’incontro nazionale “Le parole ritrovate”. Inserito nel contesto del Màt (la Settimana della Salute mentale), presentava una domanda di fondo: “La cura si-cura?”. Francesca Della Casa e Antonella Accetto hanno dato una risposta, indicando negli utenti dei servizi «persone che hanno bisogno di aiuto» e specificando che verso «un paziente psichiatrico non si dovrebbe avere alcun approccio differente proprio perché bisogna superare lo stigma culturale verso la malattia psichiatrica e avere un approccio di tipo più umano». Ne è convinto il collega di corso Manuel Lodesani.

«Possiamo imparare cos’è realmente l’ambito psichiatrico - ha ripreso lo studente - perché spesso è stigmatizzato e non si conosce realmente cosa sia. Un paziente, innanzitutto, è una persona che ha bisogno di essere aiutata, non soltanto in ambito strettamente medico. Se si cura la persona di sicuro qualcosa di buono si ottiene, anche se magari non si può guarire. Il principio “zero coercizione” è giusto». Il palco de La Tenda è stato lo scenario di molti loro racconti. Le persone seguite dai servizi hanno ottenuto passi avanti negli ultimi anni, ma ne chiedono di ulteriori. «La salute mentale deve uscire dai pregiudizi che riguardano la sicurezza - ha garantito Angelo Bagni, presidente dell’associazione Idee in circolo - e ne devono essere convinti prima di tutto gli operatori». Il Comune, di concerto con l’Asl, può svolgere un ruolo. «La Fonte è stato un esempio - ha ricordato Giuliana Urbelli, assessore alle Politiche sociali - un altro esempio che speriamo di concludere quest’anno è l’individuazione e la concessione di due appartamenti per l’abitare leggero. Luoghi in cui le persone possono vivere per sei o dodici mesi per poi vedere se sono in grado di vivere una vita autonoma». La logica alla base «non è risparmiare, ma investire diversamente», ha specificato l’assessore, anticipando «la sperimentazione di un albergo sociale». «Nella nostra regione molte delle persone curate nei servizi vivono distaccati - ha ricordato la dottoressa Vanna Greco, del dipartimento di Salute mentale - con una maggiore autonomia dalla famiglia di origine. Dobbiamo continuare a camminare in questa direzione». (g.f.)

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