Modena, ricatto hard al prete: tre donne a processo
Chiesero 60mila euro per distruggere un video col sacerdote nudo durante “massaggi terapeutici”
MODENA Saranno giudicate a Reggio con rito abbreviato – quindi con sconto di pena di un terzo – le tre donne, due delle quali residenti a Modena,che sono accusate di tentata estorsione nei confronti di un anziano sacerdote, minacciandolo «di diffondere un video scabroso che lo ritraeva nudo all’interno della sua abitazione».
IL CASO Una vicenda delicata – risalente alla metà di agosto di quattro anni fa – affrontata ieri a Reggio dal gup Antonella Pini Bentivoglio che per la decisione del rito da seguire in aula ha visionato il video hard, arrivando alla decisione che non è necessario sentire in udienza il prete 77enne come richiesto da due imputate attraverso il loro legale. All’udienza preliminare il prelato non si è presentato, ma si è costituito parte civile tramite l’avvocato Federico Bertani, chiedendo un risarcimento-danni di 5mila euro, con l’intenzione poi di devolverli in beneficenza. «Il sacerdote è molto provato da questa vicenda» si limita a dire l’avvocato Bertani ai cronisti. Nell’estate 2012 fu proprio il prete a far partire le indagini, perché non esitò ad andare in questura a presentare denuncia, non piegandosi alla richiesta di 60mila euro per avere quel video.
LE REGISTE DEL VIDEO La Procura considera due egiziane residenti a Modena – la 55enne Sally Aili Moursi e la 37enne Nahed Mohamed Aly Abou El Enin (difese dall’avvocatessa Sarah Casarini) – le “registe” del video, con la complicità dell’albanese 40enne Valjeta Zebeli (assistita dall’avvocato Liborio Cataliotti) che compare pure lei nel filmato.
LE ACCUSE Le tre donne si accusano a vicenda. L'albanese fin da subito ha incolpato le due amiche egiziane, indicandole come le “menti” dell'estorsione a cui lei avrebbe partecipato solo per ingenuità, per poi pentirsi. Accuse rispedite al mittente dal'egiziana 55enne che si era sente danneggiata dai comportamenti scorretti dell'amica albanese. La terza straniera finita nei guai (nipote della 55enne) non è più da tempo in Italia, perché sarebbe tornata in Egitto. Per la Diocesi venne teso un inganno al non più giovane sacerdote, facendo leva su dei massaggi terapeutici. Si torna in aula il 24 gennaio.
Tiziano Soresina
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