Gazzetta di Modena

Modena

Sara, dal lavoro sul web al Madagascar

di Laura Solieri
Sara, dal lavoro sul web al Madagascar

«Cerco di dare senso alla mia vita e questa esperienza mi ha molto arricchito. Povertà, qui un’esperienza quotidiana»

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MODENA. «Il mio viaggio in Madagascar è nato da un'ispirazione che mi ha spinto a voler trascorrere il mese di agosto 2016 a conoscere le realtà missionarie e di volontariato avviate dal Cmd di Reggio Emilia e da Reggio Terzo Mondo nella parte sud-est del paese. Il mio viaggio ha avuto inizio in un momento in cui di vita - di vita vera - me ne sentivo addosso veramente poca».

Sara Borghi, di Modena, ha 33 anni e nella vita si occupa di web marketing: «Questa è la biografia ufficiale, quella vera si potrebbe riassumere in tre parole: ragazza in ricerca - sorride Sara - Di senso, di amore, di vita. E di felicità, come penso tutte le altre persone che abitano questo pianeta. La incontro spesso, questa felicità, in tante cose che amo fare sin da quando sono piccola: camminare su un sentiero alpino, scendere una pista sugli sci senza mai fermarmi, ascoltare musica, parlare della vita con coloro che amo e, recentemente, provare a catturare l'anima delle persone attraverso la fotografia. Un obiettivo ambizioso, sicuramente, ma forse soprattutto per il fatto che fino a questo momento non sono mai stata così brava a leggerli e a capirli davvero, gli altri. Ho sempre pensato di più a fare in modo di farmi piacere da loro, e quindi direi che fino a poco tempo fa ho anche fallito di capire bene me stessa. Fino a poco tempo fa, dico, perchè sicuramente l'ultimo anno mi ha portato, nel bene e nel male, a fare un esame di coscienza. A vedere la mia vita da un punto di vista diverso, non più come una continua corsa per provare al mondo che sono qualcuno, che valgo e che la mia esistenza ha un senso».

Sara ha preso la decisione di andare in Madagascar in un café di Edinburgo mentre era in visita a sua sorella. Così - aggiunge - mi sono ritrovata inserita assieme ad altri 11 ragazzi in un percorso che ci avrebbe portato a partire per un “campo di servizio” alla volta della misteriosa isola che occupa un territorio grande due volte la Francia, nell'Oceano Indiano. I mesi di preparazione sono stati, per me, fondamentali: io non lavoro con i malati, con i bambini denutriti, con gli immigrati o con i detenuti. Non sono un'assistente sociale, né tantomeno un medico. Io lavoro con i siti web. Link, click, visite, conversioni.

La mia esperienza di servizio più recente risale a qualche anno fa, quando andai, sull'invito di un mio vecchio amico, a fare da mangiare per un gruppo di bambini ad un campo scout. Eppure, sapevo dentro di me che il momento giusto per partire era arrivato, e che avrei anche avuto il coraggio di farlo».

«Durante questo mese in Madagascar - continua - ho conosciuto persone incredibili, coraggiose, che dedicano la propria vita a sostenere e stare con persone malate e bisognose. Persone che mi hanno cambiata e che stimo con tutta me stessa. Ho guardato negli occhi persone malate e sporche e i loro occhi mi hanno dato vita. Ho capito il valore dell'ospitalità, di quanto sia bello accoglierci gli uni gli altri semplicemente per quello che siamo, compagni di viaggio che abitano sotto lo stesso cielo».

«Dopo questa esperienza, così ruvida sotto tanti punti di vista - conclude - l'insegnamento più grande che ho ricevuto è quello di vivere da persona autentica. E la consapevolezza che in questa vita, senza complicarcela troppo, siamo chiamati ad amare, a donare noi stessi anche quando apparentemente non riceviamo nulla in cambio».

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