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Usura: condannato, ridarà mezzo milione

Usura: condannato, ridarà mezzo milione

Tre anni in abbreviato a Vincenzo Esposito, 66 anni. Interessi astronomici, dovrà rifondere due vittime

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Condannato a tre anni, considerando già lo sconto di un terzo della pena grazie al rito utilizzato e dovrà anche pagare un consistente risarcimento a due vittime: a una 510mila euro più i danni morali da quantificare e all’altra 22mila euro per le differenze dei tassi usurari e di oggetti preziosi lasciati in pegno e mai riavuti.

È questa la sentenza del giudice Eleonora Pirillo al termine di un processo con rito abbreviato durato due anni e mezzo a carico di un unico imputato di usura pluriaggravata: quel Vincenzo Esposito, oggi 66enne, residente a Modena (difeso dagli avvocato Giampaolo Verna e Peter Martinelli che ne chiedevano l’assoluzione), che con la sua Amica e complice Angela Battista tirava le fila di un giro usurario a Modena. Oltre alla pena carceraria, Esposito è stato condannato a risarcire le due vittime per un totale di circa 540mila euro. È la somma dei differenziali di interessi usurari calcolati in base ai prestiti: se a uno dei due usurati, aveva prestato 13.800 ottenendo indietro 51mila euro, ora dovrà restituire quei 38mila euro in più. Una somma a ben guardare impressionante: quasi il triplo. La stessa vittima poi riavrà mille euro per un anello Damiani e 8.600 euro per oro dato in pegno e mai restituito (il prezzo è calcolato in base al valore corrente). L’altra vittima otterrà invece, come detto, 510 mila euro come risarcimento per i 500mila dati in cambio di un prestito iniziale di 70mila euro. Le due vittime erano parti civili assistite dagli avvocati Pina Di Credico e Vincenza Rando. Si chiude così, dopo le lunghe e tenaci indagini condotte dal pm Enrico Stefani (che aveva chiesto 4 anni), il primo filone della complessa indagine emersa nell’agosto 2012 al termine delle investigazioni della guardia di finanza di Modena su quattro imprenditori modenesi caduti in difficoltà a causa della crisi e sulla coppia che prestava loro i soldi nea speranza di restare a galla.

I quattro imprenditori modenesi in cattive acque si erano rivolti a loro per prestiti che venivano ripagati con interessi da “strozzo”, secondo la finanza e che avevano permesso ala coppia di capitalizzare una tale somma di denaro da acquistare dieci appartamenti, tutti a Melito di Napoli, e tre auto, più soldi su conti correnti puliti a Frosinone. Beni per un valore complessivo di un milione di euro. Anche i loro metodi erano stati al centro delle indagini dei “baschi verdi” di Modena: in un caso avrebbero attuato un rogo dimostrativo contro una piccola impresa edile a Modena appiccando il fuoco in un garage condominiale. Le indagini avevano appurato calcoli di interessi sui prestiti che arrivavano dal 120 al 170% all’anno.

Il processo alla Battfsta è ancora in corso.

Carlo Gregori

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