«Ecco come l’Abbazia tornerà al suo splendore»
A sei mesi dall’inizio del cantiere i responsabili ne illustrano tutti i segreti «Interveniamo sulla struttura senza intaccare la storia e la bellezza della chiesa»
NONANTOLA. Un incontro pubblico dedicato allo stato avanzamento dei lavori dell’Abbazia di Nonantola, a sei mesi dall’avvio del cantiere. Questo il fulcro dell’iniziativa che si è tenuta lunedì sera presso il teatro Troisi dove hanno partecipato, oltre all’amministrazione capitanata dal sindaco Federica Nannetti, anche diversi esperti tra cui ingegneri e architetti che si stanno occupando del progetto. Ad aprire la serata è stato don Luciano Benassi, parroco di Fiumalbo che ha ricordato la storia dell’Abbazia e l’importanza storica e religiosa di questo luogo, discorso ripreso anche da don Alberto Zironi, parroco di Nonantola che ha aggiunto un sentito ringraziamento all’amministrazione per aver portato avanti il progetto di restauro di uno dei luoghi sacri più importanti dell’Emilia Romagna.
«L’abbazia ci permette di riflettere la nostra immagine in tutta Europa e nel mondo - ha spiegato il sindaco Federica Nannetti - c’è stata e c’è tuttora una grande collaborazione che ci ha permesso di condividere un progetto che farà rinascere l’abbazia, sarà un recupero meraviglioso».
Un progetto che sta procedendo con un restauro strutturale, che è possibile visitare grazie al “cantiere didattico”. Esternamente, infatti, grazie a dei pannelli esplicativi è possibile seguire la storia strutturale dell’Abbazia, per capire come fosse in passato e come veniva utilizzata. Ad occuparsi del cantiere attualmente sono l’architetto Vincenzo Vandelli e l’ingegnere Augusto Gambuzzi insieme alla ditta CandiniArte che hanno spiegato come si stanno muovendo sia al’interno che all’esterno della struttura: «L’abbazia nel corso dei secoli è stata sottoposta a diversi interventi - ha commentato Vandelli - e oggi cerchiamo di intervenire senza intaccarne la bellezza e la storia». Interventi che richiedono lavori nelle fessure che si sono formate e nella risistemazione della copertura: «Stiamo intervenendo anche sulle capriate, la copertura infatti ha ruotato provocando il disinstallo delle capriate». Interventi anche sulle navate e pure un’aggiunta di uno strato di quattro centimetri nella copertura per evitare shock termici. «Con un un laser scanner - spiega Gambuzzi - siamo riusciti ad individuare i danni con maggiore precisione». Il cantiere sembra andare a gonfie vele, come ha ricordato anche l’ingegner Mauro Monti della struttura del Commissario Delegato per la ricostruzione: «Il tempo che stiamo usando per il restauro porterà ad un grande risultato, stiamo lavorando bene perché lavoriamo come comunità del terremoto».
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