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Nonantola, un mese di agonia: addio a Schiavina, ciclista professionista

Nonantola, un mese di agonia: addio a Schiavina, ciclista professionista

 Il 45enne uscì di strada con la sua motocicletta. Era saldatore a Finale, ma curava un negozio di bici a Nonantola

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NONANTOLA. Samuele Schiavina non è riuscito a vincere la sua corsa più importante quella contro la morte. Dal 22 settembre ovvero da quando aveva avuto un incidente con la sua motocicletta, perdendo il controllo della finendo contro un muretto di un’abitazione a Finale, le sue condizioni sono sempre state appese ad un filo. Ricoverato in Rianimazione all’ospedale Maggiore di Bologna i medici hanno fatto il possibile per strapparlo alla morte. Martedì le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate a causa di un’emorragia cerebrale dovuta alle varie infezioni che aveva in varie parti del corpo e alle 5 di ieri mattina il suo cuore ha cessato di battere.

«Sapevamo che sarebbe stata una battaglia lunga e difficile - ha detto il cugino Claudio Branchini - che il periodo critico non era ancora stato superato ma la speranza era sempre viva. E invece...»

Già nella prima mattinata di ieri la notizia si è sparsa a Mirabello - dove viveva - e nel mondo ciclistico. Tante le attestazioni al lutto arrivate ai familiari e apparse sui vari social network. Nonostante Schiavina non gareggiasse più da anni era sempre legato al mondo del ciclismo che lo aveva visto protagonista tra la metà degli anni Novanta e l’inizio del Duemila con campioni del calibro di Davide Boifava, Claudio Chiappucci, Ivan Basso e per tre anni anche con il compianto Marco Pantani nelle file della Carrera prima e dell’Asics poi. Proprio con quest’ultima maglia Schiavina partecipò al Tour de France.

Al momento dell’incidente Schiavina stava ritornando a casa dal lavoro: faceva il saldatore all’Unifer di Finale, ma per tanti ciclisti era soprattutto il titolare di “Facebike” di via dei Borghi a Nonantola. Lì, Schiavina curava le bicicliette dei clienti a cui era particolarmente legato e ai quali dispensava consigli per le gare amatoriali che andavano ad affrontare nel weekend.

«Era un toro - ammette un amico - Speravamo nella sua forza per riprendersi da quell’incidente. Sapevamo sarebbe stata lunga, ma mai avremmo immaginato che ci avrebbe lasciati».

Nel giorno dell’incidente erano stati i collegi di lavoro, riconoscendo la moto dell’ex professionista, a fermarsi a chiamare i soccorsi a cui partecipò anche il comandante della polizia municipale di Finale. Schiavina fu portato con l’elisoccorso all’ospedale Maggiore di Bologna dove è rimasto per tutto questo tempo. Essendo deceduto per le ferite riportate in un incidente stradale ora la questione è passata in mano alla Procura di Bologna che dovrà decidere se disporre l’autopsia e poi autorizzare i funerali, che si terranno a Mirabello.

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