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Sanità tra luci e ombre Parola d’ordine: innovare

Sanità tra luci e ombre Parola d’ordine: innovare

Oltre 200 persone al convegno della Spi/Cgil sullo stato di salute della Bassa Vezzosi e Molinari: «Assistenza a casa è il futuro». Scacchetti: «Politici, coraggio»

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MIRANDOLA. C’è un ospedale che tra qualche eccellenza fatica a rispondere alla voglia di cure che i cittadini della Bassa richiedono; c’è un nuovo modo di assistere - a casa - il cui meccanismo va oliato, ma soprattutto va diffuso; c’è una professionalità negli operatori che rischia di essere svilita per le poche prospettive occupazionali ed economiche; c’è una Casa della Salute “grande” - a Finale - che andrà a completo regime soltanto tra cinque anni e intanto i pazienti vagano alla ricerca di una nuova sanità. Eppure esiste ancora una sensibilità diffuso sul tema della salute, come dimostrano le oltre 200 presenze al convegno organizzato dalla Spi/Cgil, che a Mirandola ha concluso un intenso tour nella Bassa. E si è così arrivati a “fare il punto”.

Le parole d’ordine sono diverse, ma guardano tutte al futuro: innovare, potenziare, assistere a domicilio. Sono le grandi sfide che Ausl, sindaci e sindacato sono pronte a cogliere, magari attraverso quel “patto territoriale” auspicato da Filippo Molinari, primo cittadino di Medolla.

Angelo Vezzosi, direttore del distretto Ausl della Bassa, non si è tirato indietro quando è stato il momento di incassare qualche rimostranza. «Certo, le criticità ci sono - ha ammesso - ma viviamo in un territorio dall’alto welfare. Dobbiamo essere bravi a spiegare ai cittadini com’è cambiato il sistema di assistenza, ma non ci sono problemi con l’emergenza-urgenza e le prestazioni vengono erogate nei tempi. Stiamo lavorando per offrire ai malati cronici dei luoghi in cui essere assistiti, penso alle Case della Salute, ma soprattutto ai percorsi domiciliari. La tecnologia e la professionalità hanno fatto importanti passi, ma non vogliamo fermarci qui».

Qualificare ed innovare vanno però di pari passo con le risorse, quelle che la Bassa teme di non avere mai, neppure quando l’integrazione tra Baggiovara e Policlinico sarà realtà e farà risparmiare.

Lo dicono senza retorica Erminio Veronesi, coordinatore Cgil dell’Area Nord e Massimo Tassinari, che rappresenta gli operatori sanitari. «Fare di più avendo di meno - ammonisce il sindacalista facendo riferimento all’impossibilità di sostituire i pensionamenti - non è possibile. Deve essere chiaro. Poi ben venga una nuova sanità, dobbiamo capirla e spiegarla bene, ma il futuro non è più l’ospedale sotto casa. In compenso se non investiamo sulle grandi professionalità che abbiamo in servizio, allora la sfida non la vinceremo mai».

Un concetto ripreso anche da Tania Scacchetti, segretaria provinciale della Cgil: «Io sono preoccupata, temo il depauperamento del sistema pubblico e non può piacermi questo scenario. Io ci sto a firmare un patto futuro, ma voglio anche che i politici, compresi quelli della Bassa, abbiano più coraggio nelle scelte e nelle rivendicazioni. Come del resto, pur ammirando il grande lavoro garantito dal volontariato, non posso più accettare che siano i volontari a sopperire alle mancate risposte del servizio pubblico. Ciò vale soprattutto per i servizi di emergenza ma anche di assistenza».

Vezzosi incassa, gioca di rimessa, sa che la strada è lunga e complessa, ma la sfida culturale va giocata. A partire dall’ospedale baricentrico a Carpi per il quale si è insediato il tavolo per lo studio di fattibilità. (fd)

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