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Un carpigiano: «Goro, ingrati e senza memoria»

di Rino Filippin
Un carpigiano: «Goro, ingrati e senza memoria»

Corradi: «Dopo la guerra portai loro col camion cucine donate dagli Usa. Ora sono irriconoscenti»

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CARPI. Emanuele Corradi ha 81 anni e proprio non digerisce le barricate anti-profughi a Gorino.

«Io c’ero - racconta - quando grazie al piano Marshall i residenti di quelle zone depresse e semipaludose ottennero gartuitamente cucine economiche e casette nuove».

Corradi ci riceve a casa sua, l’appartamento di una palazzina a sud di Carpi. È in forma, ma soprattutto ha una memoria di ferro. «Voglio che si sappia - commenta - che anche l’Italia nel dopoguerra ha avuto bisogno di aiuto e solidarietà. Come fanno i nostri vecchi a dimenticarsi del disastro in cui ci trovavamo all’inizio degli anni ’50. Gli anziani di Gorino dovrebbero dire ai giovani e alle “teste calde” che non ci si comporta così, non si rifiuta chi viene da paesi martoriati dalla guerra».

Nei primi anni ’50 Corradi era dipendente della Carpigiana Trasporti. «Guidavo un autotreno - ricorda - e con me in cabina c’era l’amico Nino Magnani: all’epoca, infatti, oltre al conducente doveva esserci obbligatoriamente il co-pilota. Io e lui abbiamo fatto alcuni viaggi Carpi-Goro trasportando le cucine economiche prodotte dall’azienda Angelo Po che si trovava in via Tre Febbraio, dove oggi ci sono i vigili urbani. Ricordo bene - continua - la gioia dei residenti del Comune ferrarese nel vedere scaricare le “stufe”, come venivano chiamate allora». Corradi riesce addirittura a ricordare ancora il numero di “pezzi” scaricati: 120. «Le abbiamo scaricate in due giorni nel centro del paese dove venivano smistate verso le varie abitazioni. In quel periodo la zona era davvero depressa e per certi versi deprimente. Anche la bonifica dei terreni è stata possibile grazie a finanziamenti degli americani che successivamente hanno donato le casette in cui le famiglie hanno potuto entrare dopo gli orrori e la fame generati dalla guerra». E a questo punto il pensionato si inalbera: «Certi politici chiaramente razzisti - commenta Corradi - dovrebbero vergognarsi per come cavalcano il no di questa gente all’accoglienza dei profughi. Chi si è risollevato grazie alla solidarietà e agli aiuti economici degli americani, come fa oggi a comportarsi così? È una questione di umanità, non si può protestare creando barricate che hanno l’obbiettivo di rifiutare aiuti alle persone. Io - continua - non sono un politico, ma credo che ci sia modo di accogliere questi poveri disgraziati senza creare particolari disagi». Corradi, nella sua semplicità e nonostante una pensione di poche centinaia di euro, non si tirerebbe indietro di fronte a una richiesta di aiuto da parte di stranieri profughi. «La storia - conclude il pensionato - si ripete e sarà bene che tutti si ricordino le condizioni in cui appena 60 anni fa ci trovavamo».

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