S.Felice, Grandi Opere, arrestato imprenditore
Incarichi a società di comodo per evitare i controlli nei cantieri: Claudio Baschieri accusato di corruzione. Paese incredulo
SAN FELICE. Claudio Baschieri arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Grandi Opere” del Tribunale di Roma, che ha spedito in carcere anche i rampolli con pollice da “affaristi” di noti politici e boiardi di Stato.
Eppure quando ieri a San Felice si è diffusa la notizia, amici e conoscenti si sono schierati a difesa dell’ingegnere 63enne loro compaesano, procacciatore e socio della Grandi Opere Italiane, società impegnata nei lavori dell’Alta Velocità Milano-Genova. Increduli, timorosi che il conosciuto imprenditore, appartenente ad una famiglia molto conosciuta, non fosse corruttore. Ma fosse in realtà stato trascinato in affari controversi, pur di poter lavorare in un contesto che non lascia alternative. Tra l’altro sono in molti a ricordare che la sua famiglia si era impegnata in prima persona in occasione del terremoto dell’Emilia, per donare strutture di accoglienza alle famiglie.
Le accuse a carico di Baschieri e di altri 23 indagati (ci sono cognomi di famiglie altisonanti, come Monorchio, De Michelis, Lunardi...) per i quali la Procura della Repubblica di Roma aveva chiesto l’arresto, sono però pesanti. In sostanza Baschieri, per evitare controlli nei cantieri che aveva avuto in subappalto, avrebbe commissionato forniture e consulenze a società di comodo, costituite da figure al vertice dell’opera, come Giampiero De Michelis, pubblico ufficiale e direttore del lavori. Dall’altro giorno così l’ingegnere sanfeliciano si trova nel carcere di Alessandria, dove aveva sede operativa la sua attività. È in attesa di poter essere interrogato e di chiarire ai magistrati la sua posizione.
L’inchiesta, come noto, si divide in più tronconi, che riguardano distinte grandi opere (la Tav Milano-Genova, il People mover di Pisa, e la Salerno-Reggio Calabria) finanziate con soldi pubblici. Tutte contrassegnate da una joint venture tra imprese, tra controllati e controllori, tra appaltatori e subappaltatori: per evitare (usando espressioni dei giudici) “guerre” e preservare “l’orticello”. Un’ “amalgama” che tiene insieme alcuni dei più grandi gruppi imprenditoriali italiani, che gestiscono appalti pubblici per miliardi, e persino soggetti in contatto con le cosche della ’Ndrangheta; un sistema in cui la corruzione da “occasionale” diventa “sistemica” e la vecchia tangente, la mazzetta, si trasforma in assegnazione di lavori. Tutti guadagnano, tranne lo Stato e i cittadini, hanno sintetizzato in tanti.
L’indagine è partita nel 2014 e quella relativa alla Tav nel 2015, corroborata da una mole impressionante di intercettazioni ambientali e telefoniche, che sono ampiamente citate nell’ordinanza di oltre 400 pagine firmata dal Gip Gaspare Sturzo, che alla fine ha deciso per undici custodie cautelari in carcere (tra cui l’ingegnere), nove agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora.
Baschieri - che nelle intercettazioni appare sempre molto prudente, timoroso di parlare al telefono - è coinvolto solo per i lavori alla Tav, che la società che rappresenta ha avuto in subappalto dal “Cociv” (il consorzio collegamenti integrati veloci) guidato da Impregilo.
L’opera del “Terzo Valico del Giovi” è - come sempre - considerata “opera strategica di interesse nazionale ed europeo”, voluta dal Ministero dei trasporti (finanziatore) da Rfi e da Italfer. Si affidano al Cociv che a sua volta subappalta con un contratto del 2015 alla Goi (Grandi Opere Italiana srl) di cui è esponente e socio il Baschieri.
Ebbene, per l’accusa la Goi ha poi stipulato contratti con società di fornitura (uno da 400mila euro, uno da 900mila euro), di consulenza (60mila euro più 24mila euro annui) e di analisi ( 30mila euro). Società tutte riconducibili a Domenico Gallo e Giampiero De Michelis che dovevano controllare e invece lucravano, proprio omettendo di controllare l’utilizzo di cemento “farlocco”, inadeguato. O di sanzionare irregolarità della fornitura di prefabbricati in ferro e l’ingresso in cantiere di “mezzi e materiali non autorizzati”.
Nel corso delle indagini, l’ingegnere sanfeliciano viene seguito più volte, ad esempio quando si reca al ristorante con questi importanti interlocutori. O intercettato, anche in alcuni convulsi scambi di messaggi sulla gestione di situazioni complesse che - per l’accusa, poi si vedrà - gestisce con altri indagati, come la mancanza di un Piano della sicurezza per un troncone rilevante dei lavori. (ase)
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