Un’arma in più contro l’Alzheimer
Johnatan Mapelli, ricercatore dell’Università, scopre la “mappa della memoria”
Il sogno - chissà quanto vicino - è di sconfiggere le malattie degenerative dell'uomo. Jonathan Mapelli, 40enne ricercato lombardo in forza all'ateneo di Modena e Reggio presso il Dipartimento di scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze ha fatto una scoperta importante relativa al funzionamento della memoria delle cellule cervello. In sostanza lo studioso ha messo a punto la mappa del meccanismo della memoria all'interno dei circuiti neuronali e ciò apre nuovi orizzonti sulla formazione di malattie neurodegenerative gravissime quali l'Alzheimer ed il Parkinson.
Lo studio di Mapelli, che verrà pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense "Proceedings of the National Academy of Sciences", analizza il meccanismo cellulare e molecolare della memoria a livello dei circuiti neuronali. «E' stato evidenziato - spiega Jonathan Mapelli di Unimore - che le sinapsi inibitorie di tipo Gabaergico vengono modificate in maniera persistente dall'attivazione dei recettori glutamatergici di tipo Nmda, localizzati in prossimità delle sinapsi stesse. Questo meccanismo di condizionamento reciproco denominato plasticità eterosinaptica è fortemente dipendente dallo stato di attivazione dei neuroni coinvolti ed è particolarmente importante per il mantenimento del corretto rapporto fra i livelli di eccitazione e di inibizione nei circuiti cerebrali. Questo aspetto è di cruciale importanza in diverse patologie neurologiche quali epilessie o cefalee, in cui gli stati di sovra eccitamento di alcune cellule cerebrali non vengono contrastati dal corretto livello di inibizione sinaptica. Sarà molto importante costruire sulla base delle conoscenze acquisite modelli matematici in grado di riprodurre fedelmente il funzionamento delle reti neuronali cerebrali».
In sintesi si può spiegare così questi studi. Il cervello è in grado di immagazzinare una grande quantità di informazioni che l'essere umano utilizza per apprendere e ricordare. Tutto questo è possibile grazie alla capacità di "memorizzare" dei neuroni e delle sinapsi, ovvero delle strutture che mettono in contatto i neuroni tra loro, com'è noto da decenni. Negli ultimi anni sono state identificate diverse forme di plasticità sinaptica, termine con cui viene chiamata la capacità delle cellule nervose appunto di "ricordare", cioè di modificare la propria attività sulla base dell'esperienza precedente.
La ricerca, cominciata nel 2014, era indirizzata degli interneuroni del cervelletto, struttura cerebrale deputata principalmente al controllo e all'apprendimento della coordinazione motoria e sensoriale. (s.l.)
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