Villaggio Giardino: “ingorgo” per il wi-fi
«Ci piacerebbe che il Comune favorisse quella vera integrazione di cui tanto parla. E allora chiediamo: è integrazione permettere che dieci persone, tutti i giorni, stazionino al freddo fuori da una...
«Ci piacerebbe che il Comune favorisse quella vera integrazione di cui tanto parla. E allora chiediamo: è integrazione permettere che dieci persone, tutti i giorni, stazionino al freddo fuori da una delle biblioteche del Comune, spesso accampati per terra, per utilizzare la rete internet wifi del Comune? Secondo noi no, servirebbe qualcosa di diverso». Al Villaggio Giardino, che per tutta l’estate aveva favorito percorsi di integrazione con i momenti di festa in piazza Guido Rossa, qualcosa si è rotto: i profughi che si muovono spesso dallo studentato del Villaggio Zeta sono arrivati, di fatto, ad occupare tutto il passaggio attorno alla biblioteca, sedendo anche negli androni di ingresso dei palazzi circostanti. Prima cinque, poi dieci, durante il giorno sono anche di più, seduti per terra con lo smartphone in mano a caccia di una connessione. Non un problema di tolleranza, ma piuttosto di civiltà: «Siamo le stesse persone - spiegano alcuni abitanti del quartiere che oggi si lamentano - che tutti i giorni salutiamo, scambiamo due parole con queste persone, li aiutiamo per quanto possibile. Ma non possiamo sentire che ci sono persone che non vanno più in biblioteca perchè hanno paura, gli anziani non escono a determinate ore perchè si sentono sole tra questi ragazzi. Non fanno nulla di male, ma non sono nemmeno integrati come dovrebbero. Se il problema è il wifi, il Comune non può risolverlo diversamente? Non può permettere che ci sia un gruppo di persone che occupa, di fatto, tutto il passaggio. Non è decoroso per nessuno, e nemmeno la risposta giusta da dare a queste persone che hanno bisogno di aiuto».
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