Gazzetta di Modena

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Parliamoci, un piccolo dizionario dei tempi che corrono

Enrico Grazioli
Parliamoci, un piccolo dizionario dei tempi che corrono

 Domanda: cosa avremmo detto e fatto in uno dei nostri paesi se ci fossimo trovati al posto della gente di Goro, quel luogo dove un tempo nasceva una pantera della musica ...

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Domanda: cosa avremmo detto e fatto in uno dei nostri paesi se ci fossimo trovati al posto della gente di Goro, quel luogo dove un tempo nasceva una pantera della musica e oggi sembra popolato da altri esseri? Sì, Modena ha una storia straordinaria di accoglienza dai “treni della felicità” in poi. E un presente ricco di buoni esempi e discrete pratiche. Ma in cuor nostro come abbiamo reagito alle barricate ferraresi? Quali parole abbiamo usato e usiamo per mettere in ordine i pensieri? A volte, di fronte allo specchio, serve il ripasso, umile, di un Dizionario dei tempi che corrono. Da qualche giorno ne circola uno sui social network, firmato da Matteo Bussola, giovane e sensibile disegnatore e scrittore. Lo riporto integrale, crudo come è nel denudare la realtà:

“Migrante/mi·gràn·te: persona che si sposta verso nuove sedi, migratore.

Immigrato/im·mi·grà·to: persona temporaneamente o definitivamente stabilita in un luogo diverso da quello di origine, in un altro paese, specialmente per ragioni di lavoro.

Emigrato/e·mi·grà·to: che ha lasciato il proprio paese per vivere altrove, costretto da condizioni economiche, alimentari o politiche. Es: italiani in Argentina, Brasile, Usa, Canada, Australia, Belgio, Svizzera.

Profugo/prò·fu·go: persona costretta ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, in seguito a eventi bellici, persecuzioni o cataclismi.

Accoglienza/ac·co·glièn·za: l'azione o modo di ricevere un ospite, o in cui si dà assistenza a immigrati, profughi, vittime.

Empatia/em·pa·tì·a: capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui, si tratti di gioia ma soprattutto di dolore. Figurato: "mettersi nei panni dell'altro". E' una capacità che fa parte sia dell'esperienza umana che di quella animale.

Barricata/bar·ri·cà·ta: muraglia improvvisata, di composizione varia, utilizzata come fortificazione di fortuna, come rifugio dal nemico o barriera per impedirne il passaggio.

Egoista ignorante/e·go·ì·sta/i·gno·ràn·te: chi non è empatico, non conosce la Storia e non riconosce il diritto all'accoglienza, vedendo un nemico in chi ha bisogno di assistenza (vedi: paranoia/pa-ra-nò-ia), usa le parole immigrato, profugo e delinquente come sinonimi, discrimina individui in virtù della loro provenienza o appartenenza a una categoria, costruisce barricate nei pressi di Ferrara per impedire il passaggio di 8 bambini profughi con le loro mamme e poi difende a spada tratta la Famiglia, basta che sia solo la sua. Vedi anche: ipocrita/i·pò·cri·ta e: spregevole/spre·gé·vo·le.”

Poi possiamo di discutere di Europa cinica e imbelle, di governi e prefetti inadeguati ai compiti, di premialità o penalità ai sindaci... di tutto quanto stiamo discutendo mentre i barconi affondano. Ma prima chiamiamo le cose con il loro nome. Altrimenti facciamo confusione: come quando definiamo questo dramma una guerra tra poveri. Di cosa siamo poveri, noi? Chiediamocelo, in questo caso.

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