Anpi, emozione e ricordi con i parenti dei partigiani
Emma Grulli: «Che la storia di mio marito Remo possa servire ai suoi 5 nipoti» Il segretario dell’associazione: «Una banca dati con i nomi dei Resistenti»
«Mio marito, Remo Merighi, partecipò alla battaglia di Cortile nel 1944. Durante la guerra fu fatto prigioniero, trascorse cinque anni in Cecoslovacchia, divenne partigiano. È sempre nei miei pensieri: vorrei dividere con lui questo premio. Lo riceviamo io, i nostri figli e i nostri cinque nipoti. Il più piccolo non ha potuto conoscerlo, ma sa chi è nonno Remo». Emma Grulli era a Cortile, ieri mattina, in occasione della cerimonia in memoria dei Resistenti organizzata dall'Anpi Sezione di Carpi.
«Nel 2014, in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario del 25 Aprile - ha spiegato Lucio Ferrari, segretario dell'Anpi di Carpi - l’associazione nazionale propose di conferire un riconoscimento a tutti i partigiani viventi: una medaglia e un attestato. Ci si chiese perché non esprimere la nostra gratitudine anche a quanti, tra coloro che si ribellarono all’occupazione fascista e nazista, non sono più in vita. Molti ci diedero dei pazzi: queste persone non c’erano più e i familiari chissà dove vivevano. Abbiamo ricostruito l’elenco dei partigiani, dei patrioti e dei benemeriti ricavandoli dagli elenchi del Ministero della Assistenza post bellica del 1946, arrivando a comporre un elenco di 1.840 nomi appartenenti alle tre Brigate di Carpi: Dimes, Grillo e Scarpone. Tramite questi elenchi, suddivisi per frazione, abbiamo poi rintracciato i famigliari più prossimi. Perché? Perché vogliamo costruire una banca dati dei parenti di tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato alla lotta di liberazione del Comune di Carpi. Vogliamo raccogliere documentazioni e testimonianze per arricchire l’archivio da poter metter a disposizione delle scuole e dei giovani, favorendo la trasmissione della memoria, dei principi, dei valori che furono trascritti nella nostra Costituzione, per far nascere la quale molti abbandonarono le proprie visioni di parte a favore dei valori di libertà, rispetto e democrazia. Chi ha raccolto l’eredità umana di queste persone ci aiuti prendendo il posto, nell’Anpi, del famigliare che ha avuto il coraggio, allora, di prendere una decisione giusta».
Il sindaco Bellelli ha sottolineato l'importanza della memoria. «La paura divide le persone - ha affermato - la paura del nemico, che spesso coincide con la persona nuova, straniera. Perché il regime fascista arrivò al potere? Perché l’idea che un regime forte potesse debellare la paura diede fiato alla dittatura: questo morbo arrivò ovunque. Anche oggi le paure rischiano di distruggere la società. Oggi ricordiamo quei parenti – 80 tra donne e uomini - che diedero qualcosa di incredibile perché potessimo vivere nella democrazia: questa è un'iniziativa per i nipoti, per mantenere saldo quel legame».
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