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«Anche se poco informati l’importante è votare»

«Anche se poco informati l’importante è votare»

In tanti reclamano maggiori notizie sulla riforma e meno liti tra fazioni politiche Più interessati i giovani che invitano a non disertare le urne: «Un dovere esserci»

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C’è chi è informato, chi vorrebbe sapere di più, chi ritiene che la discussione politica sul Governo Renzi, abbia di fatto rovinato l’essenza di questa consultazione. E ancora chi non vuole mancare al voto e chi invece ritiene che si asterrà a priori. Sono gli stati d’animo dei modenesi, a un mese dall’appuntamento elettorale con il Referendum . «È un nostro dovere votare - confessa un ragazzo in largo Porta Bologna - mentre astenersi non sarebbe giusto». Il percorso in via Emilia Centro è costellato di giovanissimi in maschera per Halloween. In piazza XX Settembre ecco due studentesse desiderose di parlare. «Hanno gestito male la comunicazione - accusa Martha Loumis - così il referendum ha perso tutto la sua valenza».

Più analitica Iria Maccioni. «Un referendum costituzionale è davvero importante - riconosce la seconda giovane - perché la Carta di un Paese è il luogo in cui sono messi per iscritto i diritti e i doveri di un cittadino. È l’unica certezza a cui un cittadino si può appellare per far valere la sua condizione». Se ne parla? «Poco - risponde Iria - e da entrambe le parti si sta sfociando nel populismo più becero. Sta diventando più un ping-pong tra partiti in un momento in cui tutti i cittadini devono raccogliersi per capire in che direzione portare il futuro del Paese. La disinformazione porta al disinteresse».

«A scuola non se ne parla», ricorda Martha. Non sarà l’unica a pensarla così, come scopriremo in via Farini. Intanto, il viaggio prosegue in via Albinelli. «So che ci dovrebbe essere un Senato con meno poteri operativi - rivela Simone Albertazzi - e una Camera che voti le questioni di tutti i giorni. Ci dovrebbe essere una semplificazione dell’iter delle leggi e una riduzione del numero e delle presenze dei senatori, portando a un risparmio dei costi della politica. Sono poco informato sulla riforma del titolo V». Più conciso il commento di Giuseppe Goldoni. «È una materia troppo importante - sostiene il giovane - da essere ridotta semplicisticamente a un sì o a un no». «Facessero un referendum sulla giustizia, sui furti, sull’immigrazione - riprende Beppe Zagaglia in piazza Grande - la gente andrebbe a votare. Sarebbe una scelta più importante».

A pochi passi dalla Porta Santa un paio di persone più avanti con l’età confessano di non essere interessati. «Basta che abbiamo la pensione - spiega uno di loro - e poi va bene tutto. Sono decenni che si parla di questi temi».

In via Farini s’incontra più passione politica. «Si parla veramente poco del referendum in generale - garantisce Francesco Sala - ma ne parliamo tra noi giovani che andremo a votare. A scuola non se ne parla proprio». Le critiche a un amico per una scelta su dove mettere la crocetta è un segno del suo fervore sul tema. «Votiamo per cambiare le sorti del Paese - riprende Francesco - la personalizzazione fatta da Renzi è stata negativa».

In piazza Roma si presentano due scrutatori. «In tv se n’è parlato poco - asserisce Francesco Bedini - essendo una riforma portata dal governo c’è un po’ uno schieramento da una parte». «Il coinvolgimento è poco - concorda Elena Pellacani - almeno per i giovani. Le uniche notizie che ho sentito riguarda il fatto che ci sono più schieramenti politici. Sembra un andare contro Renzi e contro il governo, il messaggio sui contenuti passa però poco». «Bisogna informarsi per sapere cosa votare», fa eco Enrico Cioni. «Il voto è un’arma che ci rende liberi - aggiunge Anastasia Conte - perciò ne dobbiamo fare uso». Spirito patriottico anche in via Emilia Centro. «Sono morte persone per consentirci di votare - ricorda Filippo Orlandi - se iniziamo a non votare più chi è al potere fa quanto gli pare». «In altri Paesi se non voti ti multano - conclude Anastasia Ivanova - abbiamo un bene che dobbiamo sfruttare».

Gabriele Farina

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