Modena ricorda Tina Anselmi
Il senatore Manzini: «Una donna molto più avanti dei tempi che ha vissuto»
«Era una donna molto più avanti del tempo in cui è vissuta. Una donna con un coraggio incredibile che non ha mai avuto paura per sè, neppure nei momenti più pericolosi quando presiedeva la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2». Non si tira indietro il senatore modenese Giovanni Manzini nel tracciare un ricordo di Tina Anselmi, prima donna ministro, scomparsa ieri a 89 anni.
Combattente durante la Resistenza, dopo aver visto con i suoi compagni di scuola impiccare davanti a scuola decine di partigiani, aderì alla Dc quando era clandestina nel 1944. Nel dopoguerra, dopo la laurea in Lettere, diventò maestra per conciliare il suo impegno sindacale con il lavoro.
Tra le fondatrici della Cisl nel 1950, diventò esponente di primo piano nello Scudocrociato e dal 1968 al 1992 è eletta in Parlamento. Per tre volte sottosegretaria, nel 1976 con Andreotti diventò ministro del Lavoro, prima donna a quell’incarico, diventando poi ministro della Sanità, in due governi, varando la riforma che porterà al Servizio Sanitario Nazionale.
«Ci siamo visti e sentiti spesso per occasioni politiche e di partito - ricorda Manzini - Entrambi eravamo sulle sponde della sinistra Dc, lei era una morotea di ferro, con fortissime aperture sociali. Cattolica al cento per cento, aveva sempre vissuto la politica come servizio ai fratelli. Aveva una carica umana eccezionale che metteva in luce al di fuori dell’ufficialità. Non è un caso che sia sempre rimasta legatissima alle sue radici, al Veneto in cui era nata e cresciuta, a contatto con la sua gente. Mi ripeteva sempre che era importante che lei restasse in periferia, in provincia, per far crescere le persone dalla base».
«È un pezzo della storia d’Italia che non c’è più - conclude - Nella Democrazia Cristiana c’era pochissimo spazio per le donne. Naturale che persone eccezionali come lei si imponevano con un carisma naturale».
«È stata un esempio per la classe politica e l’intero Paese - commenta il presidente della Regione, Stefano Bonaccini - Partigiana durante la Resistenza, poi esponente politico di grande rigore, aperta al dialogo e all’ascolto della società, quindi la prima donna ministro in Italia, fino alla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. Tina Anselmi ha certamente rappresentato un punto di riferimento nella storia della Repubblica italiana, con la sua sobrietà personale, la semplicità, lo spirito di servizio di una persona che vedeva nella politica la chiave dell'impegno per contribuire alla crescita del Paese».
Saverio Cioce
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