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Città e provincia invase da acqua e detriti

Città e provincia invase da acqua e detriti

L’alluvione causò due vittime e distrusse il ponte a Vignola. Mezzi e uomini Amnu al lavoro per giorni

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Quel 4 novembre 1966 passò alla storia anche per i danni prodotti a Modena. L’ultima grande alluvione che cambiò definitivamente il rapporto tra città e campagna e il controllo dei suoi due fiumi.

La catastrofe di Firenze oscurò nella comunicazione anche altri disastri a Venezia e nel resto d’Italia, ma morti e distruzioni colpirono tanta parte d’Italia.

Lo scirocco impetuoso, che aveva soffiato carico di umidità su tutta l’Italia, scaricò acqua su acqua in tutto il catino della Pianura Padana. I due mari a lato dell’Italia non raccoglievano più gli scarichi dei fiumi che a loro volta rigettarono all’indietro gli affluenti. E così via, in un domino micidiale, anche a Modena che si ritrovò con 11 Comuni allagati, 12 mila ettari sott’acqua, migliaia di sfollati (anche solo per pochi giorni), stalle distrutte con centinaia di mucche e maiali morti affogati.

Due le vittime. Un agricoltore settantenne a Nonantola, trovato al mattino in acqua, che era uscito la sera precedente per raggiungere la stalla, e un giovane a Cortile di Carpi, travolto dall’onda di piena mentre in bicicletta correva verso il fondo comprato da poco dal padre e portare all’asciutto le masserizie. Non mancarono i feriti, finiti in acqua mentre coi mezzi erano al lavoro per limitare i danni.

A Vignola il ponte sul Panaro finì distrutto e solo dopo due settimane un ponte di ferro ristabilì la circolazione.

Bomporto finì sott’acqua, in una delle peggiori alluvioni della sua storia. Ma anche Campogalliano e altri comuni lungo il Secchia e il Panaro finirono per riportare gravi danni.

Non mancarono per questo le polemiche perchè il governo in carica, guidato da Aldo Moro, prima inserì solo quattro paesi, i più danneggiati, nell’elenco di quelli che avevano diritto ai risarcimenti; solo in un secondo momento tutti e 11 furono ammessi ai benefici di legge, anche perchè fu deciso a Roma di aumentare il prezzo della benzina da 120 a 130 lire oltre che aumentare le imposte dirette, ovvero l’Iva di oggi, inaugurando in Italia una tradizione mai interrotta.

A Modena il Tiepido, torrentello innocuo per gran parte dell’anno, finì per diventare un pauroso sifone che canalizzò su Modena est tutte le piogge cadute dall’Appennino e che non potevano scaricarsi a valle nel fiume. La sede dell’Amnu, la municipalizzata dei rifiuti nata solo tre anni prima per impulso del sindaco Triva, fu allagata. L’acqua coprì i mezzi di lavoro, i camion sino al motore e tutto questo a pochi metri dalla Maserati, per avere un’idea del danno. Ciononostante due squadre Amnu, le autobotti con gli spurghi, partirono per Firenze dove lavorarono giorno e notte.

Da quel disastro partì la scelta di ripulire bene gli argini, consolidarli e partire con i lavori della cassa d’espansione che fu iniziata anni dopo.

Saverio Cioce

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