Carpi, il nipote prediletto le soffia 500mila euro
La scoperta e la denuncia degli altri parenti dopo la confidenza della zia, che era benestante e ora è ospite in casa protetta
CARPI. Raggirata dal nipote prediletto che, approfittando della sua buona fede. Le ha sottratto denaro e oggetti per un valore di oltre 500mila euro. Ora il nipote è accusato di circonvenzione d'incapace ai danni dell'anziana zia e mercoledì mattina, in Tribunale a Modena, si è tenuta l'udienza preliminare in cui le altre nipoti dell’anziana si sono costituite parte civile con l'obiettivo di ottenere giustizia.
L'anziana, una tempo benestante, ora è costretta a vivere in una casa di riposto perché non ha più mezzi per pagare l’affitto. Al centro di quest'episodio c'è un imprenditore carpigiano, titolare di un'attività commerciale nel settore della ristorazione molto conosciuta.
«I “raggiri” sono iniziati nel 2009, ma noi ce ne siamo accorte nel 2013 attraverso una confidenza della zia – raccontano le nipoti - Un pomeriggio ci ha detto che aveva portato via i gioielli dalla cassetta di sicurezza in banca. Questo perché il nostro parente contro il quale si è tenuta l’udienza preliminare le aveva fatto credere che avrebbe dovuto pagare una tassa molto ingente, tenendole custodite all’interno della cassetta di sicurezza. Quando abbiamo visto i gioielli ci siamo resi conto che qualcosa non andava. Così abbiamo chiamato anche il nostro parente e alla proposta di riportare i preziosi in banca e di istituire la firma congiunta sul conto corrente della zia perché anziana e, comprensibilmente, indebolita dall'età, lui ha tergiversato. Fino a quando ha confessato che il conto corrente della zia era stato prosciugato. Siamo andati in banca con la zia, che non ha figli, e abbiamo scoperto che tutto l’importo sul conto era stato prelevato. Lei, una volta era stava bene, aveva venduto un immobile di un valore consistente, ma quei soldi, che le avrebbero consentito di vivere un'esistenza dignitosa potendosi permettere di pagare l’affitto e di mantenersi, non c'erano più».
Da quel momento si è scoperchiato il “vaso di Pandora”. «Siamo andati a fondo, scoprendo che nostra zia era indietro nel pagamento delle spese condominiali e dell’affitto – proseguono le nipoti - Il nostro parente lesinava anche sul cibo che acquistava per lei. Così abbiamo cercato nuovamente di parlare con lui, per capire dove fossero finiti i soldi. Non abbiamo mai ottenuto una risposta. Sappiamo per certo che le ha portato via oltre 500mila euro. Noi abbiamo chiesto di diventare tutori di nostra zia, per ora il Tribunale ha nominato un avvocato di sostegno» concludono le nipoti.
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