«Ponte di Bomporto: se transitano camion è il più pericoloso»
In Provincia il punto della situazione sulle opere pubbliche e gli interventi: lì c’è il divieto, ma viene sempre ignorato
BOMPORTO. Un altro ponte. È il ponte di cemento del Dopoguerra noto come ponte di Bomporto che collega il comune a Ravarino. Su quel ponte i mezzi pesanti non possono transitare, un divieto che, però, ogni giorno viene infranto da diversi passaggi di camion. Ieri, in occasione del consiglio provinciale dove si è fatto il punto sulle opere più significative per il futuro, tecnici e politici sono partiti proprio dall’attualità dei fatti di Lecco e del crollo del cavalcavia nel descrivere come, nella nostra provincia, sia quello di Bomporto l’unico punto davvero pericoloso. Il nuovo ponte, già finanziato, sarà pronto soltanto alla fine del 2017, ma intanto la situazione è questa: camion che ogni giorno passano tranquillamente su quella strada, basta chiedere a chi quel tratto di strada lo frequenta tutti i giorni. Difficile anche poter vigilare con continuità. Ma il pericolo resta.
Non si è parlato, però, del caso sollevato dalla Gazzetta qualche giorno fa.
La tragedia di Lecco, con un cavalcavia crollato e le cui condizioni precarie erano già state segnalate, ha riaperto, infatti, un’analisi su tutta la provincia. E ad esempio Finale, sul cavo Foscaglia, non lascia tranquilli i residenti. C'è infatti chi si è avventurato lungo lo scosceso argine per documentare la situazione, caratterizzata da ingenti crepe sia sui piloni che sul manufatto in cemento su cui scorre la strada e la ruggine - gli esperti sostengono non sia indice di pericolosità - che impregna i ferri, montati in parallelo a via Selvabella. Lungo quell'arteria passano ogni giorno centinaia di mezzi: è infatti il tracciato più veloce per chi deve raggiungere il Bolognese, per chi necessita di arrivare a Finale da Crevalcore e dintorni e per decine di furgoni. Ed ecco che allora le condizioni del ponte che supera il cavo Foscaglia diventano un tema da affrontare con rapidità. All'origine di tutto sta, come spesso capita nella Bassa, il terremoto. Il mancato intervento è dovuto ad una incomprensione tra il Comune e la Bonifica di Burana, essendo il Foscaglia un canale utilizzato per le irrigazioni estive e per alleggerire il Panaro in piena e quindi gestito da un consorzio. Il municipio, nei mesi dell'emergenza, quando era possibile segnalare le opere pubbliche che necessitavano di interventi di somma urgenza o di finanziamenti di messa in sicurezza complessiva (come avvenuto per il ponticello di Ca' Bianca), era convinto di non essere proprietario del ponte, che invece doveva - per forza - risultare in carico al Consorzio di Burana. Per diverso tempo c'è quindi stata una situazione di stallo fino a quando il Comune ha deciso di prendere contatto diretto con il Consorzio di Bonifica proprio per sollecitare un intervento risolutivo. E la risposta è stata raggelante: quel manufatto, in base ad un decreto regio, non è di Burana ma di Finale. Anche in questo caso la morale non cambia, perché il pericolo resta. (d.b.)
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