Gazzetta di Modena

Modena

Lui la picchia: lei sale sul bus e va alla polizia a Modena

di Stefano Totaro
Lui la picchia: lei sale sul bus e va alla polizia a Modena

La giovane mamma si è presentata a Modena al Posto integrato sanguinante, con lividi e decisa a denunciare

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MODENA Il labbro sanguinante, la guancia gonfia e tutta la regione dell’occhio ormai viola per i colpi ricevuti che hanno lasciato tracce anche sulle braccia. Cammina un po’ zoppicando, a causa anche dei calci che ha ricevuto su una gamba e su un fianco: con il bambino di un anno e mezzo in braccio, dopo le botte prese dal marito, è salita su un autobus in cerca di aiuto, per raggiungere un luogo sicuro, un posto dove ci siano forze dell’ordine.

LE BOTTE E dalla zona del Windsor Park è arrivata alla stazione delle corriere, bussando alle porte del posto integrato di polizia. È il “viaggio” di un donna, di una giovane mamma di origini maghrebine, stanca, come lei stesa ha riferito, delle continue violenze gratuite che deve subire dal marito. Non è la prima volta che questi alza le mani, e in modo pedante, su di lei: anche ieri, verso le 13, nell’abitazione dove la coppia vive è scoppiato l’inferno, con schiaffi, pugni e calci, grida e insulti.

LA FUGA La mamma, sui venticinque, ventotto anni, è praticamente scappata, ha preso con se il bambino di un anno e mezzo ed è corsa dalla polizia, per essere aiutata, per denunciare quello che stava subendo, come lei stessa ha affermato, da troppo tempo.

LA DENUNCIA Il posto di polizia, a cavallo dell’una, è chiuso. Anche la Municipale non c’è. Ma la donna, chiamando la centrale, ha avvisato della sua presenza e di lì a poco sul posto è arrivata una pattuglia della Volante. La donna non poteva che attendere mentre le ferite, le botte prese col passare del tempo facevano sempre più male e nel frattempo il bambino, spaventato, piangeva a più non posso. Ma non è finita qui. A tutto questo si è aggiunto un altro ostacolo, grave, emblematico. La donna infatti, mentre attendeva l’arrivo della polizia, ha telefonato per sfogarsi, per raccontare cosa le stava capitando, a qualche suo caro, forse un parente in città oppure ai genitori, direttamente nel suo paese d’origine. E dall’altro capo del telefono è stata duramente attaccata e minacciata: «Si sono arrabbiati con me - diceva in lacrime - perché condannavano il mio comportamento. Non vogliono che io vada dalla polizia, me lo hanno vietato. Questo mi fa ancora più male e mi fa arrabbiare». La polizia è arrivata, la donna ha raccontato ed è stata portata dall’ambulanza in ospedale per le cure.

 

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