Sei ore per chiedere di assolvere la Modena
La difesa nega tutte le imputazioni contro l’ex direttrice Modena accusata di aver creato un’associazione a delinquere per le sperimentazioni abusive in cambio di denaro
MODENA Assoluzione. È questa la richiesta avanzata dagli avvocati della professoressa Maria Grazia Modena dopo sei ore di esposizione delle sue ragioni davanti alla Corte d’Appello di Bologna di quello che è diventato un complesso caso di secondo grado, dopo la condanna a 4 anni di carcere e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici comminata nel febbraio 2015 dal giudice Andrea Romito al termine del processo con rito abbreviato. In Appello la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna in primo grado. Una conferma “tout court”, insomma, con una coincidenza di valutazione con la sentenza, quando il pm Marco Niccolini in primo grado aveva chiesto ben sei anni di carcere.
I giudici di Bologna hanno fissato la lettura della sentenza per il 2 dicembre.
LA DIFESA Gli avvocati Luigi Stortoni e Massimiliano Iovino, difensori della prof. Modena, hanno elencato capo per capo le ragioni per le quali a loro avviso l’ex direttrice della Struttura Complessa di Cardiologia del Policlinico non può essere colpevole dei gravi reati ascritti. La Modena non aveva creato una associazione a delinquere con il professor Massimo Sangiorgi, suo collega di fiducia e direttore di Emodinamica. Non sapeva di nessuna sperimentazione su pazienti che fossero stati tenuti all’oscuro di cosa accadeva. Non sapeva di nessun transito di denaro occulto su onlus proveniente dalle case biomedicali che facevano utilizzare i loro dispositivi senza autorizzazione del Policlinico. Non sapeva niente di abusi di ufficio, pressioni e truffe che l’indagine in trenta faldoni della Procura di Modena - la più grande indagine degli ultimi dieci anni a Modena - ha portato in tribunale (ora in corso per tutti gli imputati tranne lei e un medico romano, che hanno preferito l’abbreviato). Stortoni e Iovino, nel corso delle sei ore di esposizione, hanno anche messo in risalto alcuni aspetti importanti per la difesa che il giudice Romito secondo loro non avrebbe preso in giusta considerazione nelle motivazioni della sentenza di condanna.
SEI ORE Sei ore insomma di esposizioni serrate ma anche generali, a causa del rito scelto. La conclusione che ha portato alla richiesta di assoluzione da tutti i capi di accusa della prof. Modena resta quella di sempre: nulla dei traffici che le vengono contestati la ha mai coinvolta direttamente; non ha mai avuto a che fare con questioni di denaro; non ha mai favorito l’ingresso di straforo di nessun medico o specializzando ma ha sempre fatto tutto alla luce del sole.
Nel corso dell’arringa i due avvocati non hanno mai fatto menzione della questione dei virus trojan “iniettati” abusivamente dai Nas per carpire i suoi dati internet e le sue mail. Questo perché secondo i difensori i dati rubati senza autorizzazione non contenevano nulla di compromettente.
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