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Le medicine ci costano 173 euro all’anno

Modena tra le prime città in Emilia Romagna. Scoppia la rivolta di Federfarma contro grande distribuzione e ospedali

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Un sistema - quello delle farmacie - parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale ma che avverte, oggi, «una doppia minaccia: da un lato la pressione della grande distribuzione organizzata, dall'altro il costante aumento della distribuzione diretta in alcune regioni». Sono questi alcuni dei temi al centro del convegno organizzato da Federfarma Emilia-Romagna che ieri ha riunito all'Opificio Golinelli il mondo della politica, delle istituzioni e della farmacia.

Il sistema delle farmacie - spiega una nota - conta a livello nazionale su una rete costituita da oltre 18.200 piccole imprese professionali, in cui operano 70.000 professionisti di cui ogni giorno si avvalgono 4 milioni di cittadini: una macchina «guidata da 50.000 laureati, per la maggior parte donne, che - considerando anche l'indotto - dà lavoro a oltre 100.000 persone».

A giudizio di Federfarma Emilia-Romagna, la pressione della grande distribuzione organizzata e il costante aumento della distribuzione diretta in alcune regioni, pongono preoccupazioni urgenti e il timore che venga minato il ruolo della farmacia come parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale. «Il rischio con la grande distribuzione - spiega nella nota il Presidente di Federfarma Emilia-Romagna Domenico Dal Re - è consegnare la dispensazione del farmaco a soggetti economici che sottometterebbero un diritto costituzionale come la salute al loro profitto, col rischio, non tanto ipotetico, di entrare in sanità tramite la farmacia per poi attraversarla tutta, cancellando quella sanità universalistica che abbiamo conquistato e che tanti paese più evoluti ci invidiano».

Invece, aggiunge Dal Re, quanto alla distribuzione diretta, «non si capisce perché lo Stato anziché sfruttare il sistema costituito dalla rete delle proprie farmacie, ne stia creando un altro con la dispensazione diretta del farmaco in ospedale e con evidente aggravio dei costi».

Per far fronte a queste minacce e continuare a tutelare la salute dei cittadini tramite una dispensazione del farmaco professionale e pubblica, conclude la nota, Federfarma «propone una riforma che preveda la conferma del ruolo concessionario pubblico per la farmacia».

E per ribadire questo concetto, Federfarma ha svelato i dati dell’ultimo anno che rispondono alla domanda: quanto spendiamo ogni anno in farmacia? Nel, dettaglio, viene delineata la spesa pro-capite, nel 2015, è stata di 184,23 euro a Ferrara; di 182,26 euro nell’area di Bologna; di 173,79 euro nell'area di Modena; di 172,07 euro nell'area di Imola; di 170,52 euro nell'area Romagna; di 168,51 euro nell'area di Reggio Emilia; di 165,53 euro nell'area di Piacenza e di 163,70 euro nell'area di Parma.

A giudizio della Fedefarma regionale, «ad esempio a Ravenna, dove l'accordo è stato pienamente applicato, i cittadini non hanno alcun disagio e la spesa farmaceutica è pienamente sotto controllo, mentre a Ferrara - dove c'è la maggior distribuzione diretta - c'è anche la spesa farmaceutica più alta della Regione».

«A chi conviene mantenere la distribuzione diretta? - osserva il presidente Domenico Dal Re - La Regione Emilia Romagna riconosce il ruolo della farmacia come concessionario di un sevizio pubblico assolutamente insostituibile e il tavolo di trattative è aperto ma - aggiunge - Federfarma Emilia-Romagna rimarca che se non si raggiungerà l'accordo, sarà costretta a chiudere le farmacie per poter ancora garantire un servizio ai cittadini. Desideriamo - conclude - che si guardi al mondo della farmacia come un bene pubblico, non più solo come una voce di costo da comprimere, ma come uno strumento di salute e di risparmio su cui investire». Se sciopero dovesse essere, anche Modena sarebbe certamente coinvolta, e non sarebbe una “serrata” indolore.

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