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Buca degli Amanti, cascate e segreti in un luogo magico

di Lorenzo Guerrieri
Buca degli Amanti, cascate e segreti in un luogo magico

Tra i monti Monfestino e Cornazzano nasce un ambiente rigoglioso e unico nel suo genere

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Le cascate del Bucamante rappresentano senza dubbio dal punto di vista naturalistico uno degli itinerari più belli e suggestivi della collina modenese; la brevità del percorso e la facilità di accesso la rendono un’escursione adatta a tutti, effettuabile sostanzialmente in tutte le stagioni dell’anno. Le cascate nascono dal più importante affluente del torrente Tiepido, il Rio Bucamante, che nasce nella gola fra il monte di Monfestino e il monte Cornazzano. Il nome del ruscello deriva dalla leggenda di Odina e Titiro, due giovani ragazzi che vissero in questi luoghi nel Medioevo: Odina era la figlia dei signori di Monfestino mentre Titiro era un pastore di pecore.

Un giorno, nei pressi del torrente, i due giovani si incontrarono e si innamorarono. Ben presto però i genitori di Odina scoprirono la loro relazione e rinchiusero la ragazza nella torre del castello. Riuscita a fuggire, Odina raggiunse Titiro nei pressi della cascata e, sentendosi braccati dai soldati, i due giovani decisero di lanciarsi in un ultimo abbraccio nelle acque del ruscello. Da quel momento si formò una buca proprio sotto alla cascata che prese appunto il nome di Buca degli Amanti. L’area rappresenta un ecosistema molto particolare: il territorio è calcareo per cui le acque, lungo il loro percorso, depositano concrezioni di carbonato di calcio che, col tempo, si trasformano in travertino. Si presume anche che in passato vi fosse una vera e propria cava di questo materiale, forse in parte utilizzato anche nel Duomo di Modena. Risalendo il torrente, si incontrano cascate, alcune più grandi e altre più piccole. La cascata principale ha un’altezza di circa 18 metri ed è a forma di anfiteatro.

Non meno caratteristiche sono altre due cascate, la Muschiosa e le Travertine, che sono state riscoperte a tutti gli effetti nel 2003 dal Gruppo Naturalistico Bucamante in quanto prima erano completamente ricoperte da piante spezzate e rovi. Tutta l’area è contraddistinta da una rigogliosa vegetazione tra cui numerosi tipi di piante che si sviluppano in ambienti particolarmente umidi e ricchi di acqua come orchidee, peonie, felci, edera e vitalba ma anche carpini, aceri, cornioli, maggiociondoli e quercioli.

Anche la fauna è ben rappresentata da vari tipi di animali lacustri tra cui il gambero di fiume, rane, lucertole e tutti gli altri tipici del nostro appennino (tassi, istrici, caprioli, volpi ...) e numerose specie di volatili. Data la brevità del percorso è possibile, per chi volesse, abbinare alle cascate la visita del grazioso e caratteristico borgo medioevale di Monfestino con il suo bel castello, le cui origini sono molto antiche (forse intorno al XI secolo). Il paese, costruito sopra uno sperone, per la sua posizione strategica dominava su tutta la sottostante vallata del fiume Tiepido. Durante il Medioevo il castello passò dal dominio dei Longobardi a quello dei Franchi, e successivamente divenne la dimora di importanti famiglie feudatarie, quali i Balugola, i Savignano, i Contrari e i Boncompagni. Durante il dominio napoleonico passò sotto numerose proprietà e perse progressivamente la sua importanza a favore del neonato borgo di Serramazzoni. A inizio '900 il castello fu ristrutturato dalla Famiglia Corni che tutt'oggi ne detiene la proprietà. Oltre ad ammirare dall’esterno le possenti mura e le rotonde torri del castello, merita una visita anche la piccola chiesetta risalente al XIV secolo e dedicata ai santi Faustino e Giovita.

IL PERCORSO

 

Percorso semplice, adatto a tutti, in un paio d’ore si riescono a visitare tutte le cascate. Lunghezza circa 3 chilometri, dislivello circa 200 metri. Per raggiungere Monfestino considerare circa altri 200 metri di dislivello in salita in più. Punto di partenza: località Granarolo (Serramazzoni), a circa 35 chilometri (mezz’ora) da Modena. Periodo migliore: percorribile tutto l’anno. In primavera e autunno le cascate presentano la massima portata d’acqua. Traccia Gps: http://www.lerottedelmerlo.it/wp/index.php/editoria-gazzetta/

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