Il Pd diviso in corsa verso il Referendum tra liti e sondaggi
A un mese dal voto i due fronti contrapposti sono scatenati Indagine dice che il Sì in Emilia Romagna sarebbe al 55%
È cominciato definitivamente il count down per il referendum costituzionale del 4 dicembre. E se fino a qualche giorno fa eravamo ai posizionamenti, adesso siamo definitivamente arrivati agli sbarramenti.
Muri belli alti quelli che si sono alzati tra i sostenitori del Sì e i sostenitori del No all’interno dello stesso Pd, tanto da arrivare fino alle offese. Le ultime, su Facebook, tra Paolo Trande, tra i principali oppositori nostrani, e Ferdinando Tripi. Una lite dai toni piuttosto accesi che ha fatto il giro del web. Siamo vicini al punto di non ritorno, ma la mappa è ormai chiara.
Richetti. Renzi lo ha battezzato front man del Sì a livello nazionale. Questo comporta che anche a livello locale, i richettiani, si muoveranno sul territorio: Maria Costi, Ludovica Carla Ferrari, Giulia Pigoni, tutte già in ballo.
Vaccari-Baruffi-Pini. La Sinistra per il Sì è tra le componenti più attive a Modena e provincia. C’è però un problema: la scelta di Matteo nazionale di affidarsi a Matteo da Spezzano, li ha non poco disturbati (citofonare Vaccari, per informazioni). Ma, visto il ruolo nazionale che stanno giocando Martina e Orlando, non possono tirarsi indietro. Così, le iniziative che stanno facendo, sono quelle più partecipate.
Bonaccini. Tra i due litiganti, il presidente, tra un taglio del nastro e l’altro, sente comunque il peso della regione. I sondaggi in mano al Pd emiliano dicono 55% Sì, dati che valgono anche per Modena. E se il 4 vincesse il No, dove andrà Stefano?
Boschini. Ha ormai superato la Maletti come riferimento dell’area, è l'anello di congiunzione con i comitati civici (vedi Della Fontana) e ha una rete che più di Francesca si estende in provincia. Il referendum come prova generale per qualcos’altro?
Muzzarelli. Il Duca non nasconde il suo impegno per la riforma ma, in una situazione così complessa, il rischio è quello di rimanere schiacciato tra un ala sinistra insofferente e una mondo cattolico che, almeno in parte, non l’ha mai riconosciuto come sindaco. Basterà Bortolamasi ad evitare deragliamenti? Vedremo se il dopo-referendum porterà il rimpasto di giunta.
Trande. Il (fu) capogruppo è sempre più una figura ingombrante per il Pd modenese: in rottura prolungata con Muzzarelli, non ha mai digerito la scelta di Bortolamasi segretario e pare essersi allontanato anche dalla Bursi. Leader della minoranza Pd a Modena farà apertamente campagna per il No e le prime ripercussioni si vedranno il prossimo 17 novembre, quando il consiglio comunale discuterà l’odg sul referendum di Sel e Francesco Rocco. Nella speranza che l'ultimo treno per Roma... non sia già passato. Cosa certa è che ha preso male il “tradimento” di Cuperlo, e Tripi ne sa qualcosa.
Comitati civici. Spicca l’attivismo, dei comitati civici: quasi tutti del mondo cattolico, stanno raccogliendo una rete ampia e diffusa, su tutta la provincia. A Modena, uno Stefano Rimini in forma smagliante che sta organizzando iniziative in serie con un gruppo di ragazzi di belle speranze: prove tecniche di una nuova discesa in campo nell’agone politico?
Giovani. Lotta senza quartiere all'interno dei Gd. Anche nella casa dei giovani spicca l'attivismo pro-referendum del gruppo dei ragazzi del Pd: dal segretario cittadino Calcagno a quello provinciale Poggi, sembra che la longa manus della Pini sia ancora ben presente nella giovanile del Partito e che Gd, nonostante diversi problemi interni, stia lavorando senza sosta sul Sì al referendum: sarà vero?
Bursi. A Modena e Provincia, quasi tutte le sere c'è una iniziativa sul referendum, a differenza di altre province dove l'attività è molto inferiore. Basterà questo a salvare la Bursi dopo il 4 dicembre?
Extra Pd. In tutto questo, il dibattito rimane tutto interno al Pd, perchè la campagna elettorale, il Sì o il No, passerà molto da cosa farà il Pd. Il M5S, a Modena e provincia, non sta muovendosi molto (d’altronde, meglio aspettare che il cadavere passi, no?), nel centrodestra solo Andrea Galli è scatenato tra diverse iniziative. E dire che il referendum è un’occasione, forse l’ultima, prima delle politiche del 2018 (o 2017) per testarsi, perchè se c'è una cosa che ora più che mai è certa è quella che nel 2019, anche a Modena, ne vedremo delle belle.
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