La Modena di Emilio Barbieri: Le vecchie vinerie, i bar e i caffè E poi... “Strada Facendo”
Emilio Barbieri, chef stellato del ristorante “Strada Facendo” racconta la sua città, dove ha sempre vissuto e lavorato, tra locali storici come il bar in Piazza Mazzini,
Emilio Barbieri, chef stellato del ristorante “Strada Facendo” racconta la sua città, dove ha sempre vissuto e lavorato, tra locali storici come il bar in Piazza Mazzini, il diurno fino alle recenti esperienze che lo hanno portato ad avere successo e riconoscenze e che gli hanno permesso di valorizzare la cucina modenese in tutto il mondo
1) Cortile di Casa e il fienile di Salvaterra. Gli odori del cortile e del caseificio. Poi ci siamo trasferiti a Castelfranco dove avevamo la cascina e lì mi sono formato come gusti e sapori.
2) Bar Mazzini. Per me è stato una grande novità, venendo dalla campagna, era un altro mondo e lì ho vissuto alcuni anni durante i quali ho visto la città e il centro storico cambiare.
3) La Vineria Anderlini e il diurno. Ancora oggi ho il sentore dell'odore acre della vineria Anderlini in via Torre dove noi portavamo i caffè. Era una vecchia osteria che vendeva solo vino, con grandi tavoloni. Oltre a questo c'era il diurno che funzionava ed era molto utile per la città, si poteva fare la doccia, c'erano il barbiere, la sarta. Un viaggiatore lì trovava di tutto.
4) Sandwich e Pasticceria San Giorgio. Era la prima paninoteca a Modena in Piazza Mazzini. Faceva solo panini, buonissimi. Invece alla San Giorgio portavo i caffè alle sei del mattino ai pasticceri e vederli in fila a lavorare, era affascinante.
5)Albergo ristorante Regina. Qui inizia l'avventura di ristorazione per me, avevo 16 anni e insieme ai miei genitori abbiamo iniziato l'attività culinaria. Nel 66 siamo stati premiati da Luigi Carnaccina e abbiamo preso la medaglia d'oro e la coppa per miglior cucina dell'Emilia Romagna.
6) Caffè dei Portici in via Buon Pastore. Qui nel 1982 ho iniziato a fare piccola ristorazione. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni, facevo pasta al forno e piatti freddi e qualche insalata elaborata. Un bellissimo inizio.
7) Strada facendo. 1992. All'inizio facevamo gnocco e tigelle e dopo due anni non sentendo più la soddisfazione del lavoro, ho fatto l'ulteriore passo di togliere le tigelle e fare solo ristorazione come era nel mio progetto iniziale, con enormi sforzi perché per due anni si lavorava poco; però piano piano con impegno e costanza siamo riusciti a ripartire e oggi siamo contenti.
8) Mia moglie. Mi ha sempre seguito e ad un certo punto l'ho coinvolta a fare un corso da sommelier. Oggi lei gestisce la parte dedicata ai vini e non ne potrei fare a meno.
9) La stella Michelin. Nel 2011 è stata il completamento di tutti i sacrifici. Non solo per me ma è anche un valore aggiunto per la città. Un'emozione unica.
10) Tramandare le tradizioni. Dobbiamo riuscire a tramandare alle nuove generazioni i sapori e le sensazioni che si provano grazie a un piatto, riprendendo le profondità dei gusti e sapori. Il nostro è un lavoro dove si deve mettere impegno ma soprattutto cuore.
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