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Modena, era infedele con il marito: niente assegni

di Carlo Gregori
Modena, era infedele con il marito: niente assegni

La Corte d’Appello accoglie la richiesta dell'ex coniuge che impugna la sentenza del Tribunale civile di Modena: «La crisi coniugale sfociata nella separazione è nata con i suoi frequenti adulteri, anche con conoscenze occasionali in discoteca, Non c'entra il suo carattere dispotico: lei sapeva come si comportava. L'ex marito non le versi più assegni di mantenimento»

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MODENA. Il matrimonio finisce quando uno dei coniugi tradisce l’altro e in questo caso chi è responsabile dell’adulterio non ha diritto a un assegno di mantenimento. È il fulcro della sentenza emessa dalla Corte d’Appello civile di Bologna su ricorso di un ex marito modenese che ha impugnato al sentenza del Tribunale civile di Modena.

ASSEGNI ALLA EX MOGLIE. Il giudice di primo grado gli imponeva infatti di pagare, oltre all’assegno di mantenimento per i due figli e al 60% delle spese straordinarie, anche 200 euro al mese alla moglie che lo aveva tradito per un lungo periodo con uomini conosciuti anche occasionalmente davanti a una nota discoteca modenese. Ed è proprio questo aspetto - l’infedeltà coniugale - che i giudici dell’Appello prendono in seria considerazione accogliendo le ragioni del marito, scartando però tutte le sue altre richieste.

UN MARITO DISPOTICO. La vicenda è quella di una coppia che si mette assieme nel 1996 e oggi ha un figlio maggiorenne e uno adolescente. Lui ha un impiego fisso per il quale svolge un ruolo in cui si deve imporre con autorità. Lei ha un lavoro part time che le fa avere poche centinaia di euro al mese. Quando il marito torna a casa dal lavoro, si comporta in modo tirannico, dandole il minimo del denaro per gli acquisti, impartendo ordini a tutti a sua piena discrezione e senza appello.

QUEI FLIRT IN DISCOTECA. I rapporti tra coniugi diventano sempre più sbiaditi. La donna prende l’abitudine di dormire coi figli, insofferente del marito despota. Ma questo aspetto sgradevole non ha alcun peso sulle relazioni “parallele” instaurate dalla moglie, sottolineano i giudici dell’Appello. La questione infatti è ingarbugliata e grazie alla testimonianza di una donna che conosceva entrambi si riesce a sbrogliare la matassa. La moglie tiene infatti in piedi una relazione clandestina di un anno intero con lo stesso amante. Poi i due si lasciano e inizia a frequentare le discoteche. Lei aveva raccontato al giudice di primi grado di aver avuto due “storie” nate sulla pista da ballo del Mac2, ma dalla testimonianza risulta che le “storie” sono state molte di più. Risulta che per alcuni mesi davanti al locale modenese «aveva conosciuto altri uomini» e «aveva poi avuto rapporti sessuali con i ragazzi e gli uomini che conosceva in discoteca».

ADULTERIO E FINE DELLA COPPIA. Se per il giudice di Modena questa libertà di costumi della moglie non aveva così importanza perché si inseriva in una crisi già in corso, secondo i giudici di Appello non è così. Lei sapeva chi era suo marito, che era dispotico e avaro oltre che irascibile. La crisi tra loro, in realtà, è nata dopo, spiegano i giudici. Inoltre, secondo la Cassazione la frattura di una coppia può dipendere da una condizione di disaffezione al matrimonio di una sola delle due parti che renda incompatibile la convivenza. In questo caso, non esistono elementi “esterni” alla crisi tra loro che manifestassero un malessere così grave da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.

È stata la reazione violenta del marito alla scoperta dei suoi rapporti sessuali con estranei a spingerla a chiedere la separazione. Ma secondo l’ordinamento della legge infischiarsene dell’obbligo della fedeltà coniugale costituisce una violazione particolarmente grave e basta per addebitare la separazione al coniuge responsabile. Per questo, anche se è stata lei a chiedere la separazione, siccome ne è stata la causa, secondo i giudici non ha alcun diritto a un assegno di mantenimento.

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