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Policlinico di Modena, il piano anti-code non decolla

di Davide Berti
Policlinico di Modena, il piano anti-code non decolla

Chi ha esami prenotati da tempo deve prima fare la fila all’accettazione, poi dai medici e saltano gli orari prefissati

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MODENA.  Lo hanno chiamato “Qui facile”. Facile sì, facile perdersi, facile non capire più niente quando - dal 24 ottobre a questa parte - si arriva al Policlinico per una prestazione ambulatoriale. Il nuovo sistema, in vigore da due settimane, non sta superando le prove generali, anzi, sta generando solo caos all’utenza che si trova costretta a fare tre file diverse per uno stesso servizio. Paradossale, ma è così, per un sistema nato proprio per eliminare le code.

E non è colpa di chi ci lavora, non è colpa degli amministrativi, non è colpa dei medici che sono obbligati a stare più tempo davanti al computer che col paziente, non è colpa degli infermieri che non sanno più che da parte girarsi e sono costretti a fare da accompagnatori e guardie del corpo a chi si ritrova a dover girare per l’ospedale tra un bigliettino e l’altro. Come in una caccia al tesoro. È colpa del sistema scelto e così tarato.

UN ESEMPIO SU COME FUNZIONA.  È presto detto. Poniamo il caso che siate tra le centinaia di persone che tutti i giorni arrivano all’ospedale per una prestazione ambulatoriale prenotata da tempo. Sapete di avere l’appuntamento alle 10 del mattino e con anticipo normale vi recate nel punto stabilito. Corridoio A, ad esempio, leggete anche sulle porte dei medici la disciplina che vi interessa. Non fate l’errore di sedervi senza prima chiedere al personale, non pensate di essere arrivati a destinazione con dieci minuti di anticipo, non pensate di attendere semplicemente una chiamata.

IL REBUS AL COMPUTER.  È lì che comincia la nuova fila. Dal corridoio in questione, che sia chirurgia ortopedica o oculistica, dovete andare nella nuova area salvacode, che per il momento code le crea, posta dietro agli ascensori del corpo centrale, ingresso 1 del Policlinico. Girando a sinistra, di fronte al bar, entrerete in questo nuovo angolo appena ristrutturato, bello, pulito e accogliente, dove vi attende una torretta digitale pronta a dispensare biglietti. La parola magica, a questo punto, è “accettazione”.

Cliccate e sarà emesso il vostro primo numero. Lì vi mettete in fila, attendete una chiamata per fortuna quasi immediata e il personale vi darà un altro biglietto, quello definitivo, con il quale sarete chiamati dentro all’ambulatorio per la vostra visita, il vostro esame. Bisogna però arrivarci all’ambulatorio. Tornate indietro, dove prima pensavate fosse il vostro traguardo, e finalmente potete aspettare.

Guardate l’orologio e scoprite che, inevitabilmente, avete già accumulato ritardo. Ritardo che continuerà ad aumentare - almeno mezz’ora in una giornata apparentemente tranquilla come quella di ieri - fino a quando non sentirete chiamare il vostro numero col microfono. Ieri le lamentele si sprecavano, perchè questo simpatico sistema “Qui facile” emetterà sì facilmente bigliettini, ma difficilmente, così come è adesso, salverà i modenesi dalle cose.

Provate a pensare che cosa significhi per chi è in carrozzina, per chi ha da controllare la protesi all’anca, chi il piede ingessato, chi l’occhio bendato, fare due volte a gratis il giro del Policlinico. Che diventano tre se non avete provveduto in precedenza al pagamento del ticket. Tutto questo perché non basta la vostra prenotazione, il vostro orario stabilito, la vostra ricetta rossa, la vostra impegnativa: servono altri due biglietti e altre due file prima di poter varcare la soglia dell’ambulatorio che vi spetta. Saranno passate anche solo due settimane, ma qualcosa da rivedere c’è. Eccome. Basterebbe ascoltare i cittadini, centinaia, che ogni mattina imprecano.

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