Gazzetta di Modena

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Abdica la regina del Festival Filosofia

di Stefano Luppi
Abdica la regina del Festival Filosofia

Michelina Borsari, dopo 16 anni, lascia: «Avventura meravigliosa ma l’età mi impone di dire basta. Resto da consulente»

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Michelina Borsari lascia la direzione del Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, uno dei principali eventi culturali europei, che ha prima co-fondato e poi diretto per le sedici edizioni intercorse dal 2001 a oggi. Dalla prossima edizione, che ha per tema le "arti" le succede per tre anni Daniele Francesconi, 48 anni, toscano, principale assistente di Borsari fin dai tempi della Fondazione San Carlo e del festival. Un cambiamento nella continuità, dunque.

Occhi lucidi, e non poteva essere altrimenti dopo 18 anni di lavoro intenso e quasi un senso di smarrimento: questo si leggeva sul viso di Michelina Borsari durante l'annuncio, ieri mattina, del passaggio di consegne al Consorzio festival di Palazzo dei Musei. Insieme a un desiderio "civettuolo" legittimo ("Non mettete l'età per favore", dice l'ex direttrice), sono questi gli stati d'animo di una delle principali manager culturali italiane al momento del suo commiato.

Borsari, in ogni caso, non lascerà del tutto: diventa infatti da questo momento coordinatrice del comitato scientifico del Festival composto da Remo Bodei (presidente), Marco Augé e Tullio Gregory.

«I motivi per cui lascio sono personali - dice Borsari - e da un paio d'anni pensavo a questo momento di cui sapevano pochissime persone. L'ultimo periodo, per me, è stato molto complicato, ma certo è stata una cavalcata piena anche di cose bellissime».

Quali in particolare Michelina Borsari?

«Da prof in pensione ho sempre pensato che la cultura debba essere distribuita e debba essere messa al centro della comunità. Vede, io arrivo da una famiglia molto povera e so cosa significa fare dei salti in avanti grazie all'informazione, alla lettura. Tutto ciò aumenta la capacità di giudizio delle persone e ricordo come eravamo negli anni '50, i primi momenti in cui ebbi la possibilità di andare in biblioteca a prendere un libro da leggere. Ma pensiamo anche che quando iniziammo alla fine del secolo scorso i telefonini e internet c'erano da poco e pensi anche a cosa diremmo oggi del tema Vita che trattammo un decennio fa. Il mondo va avanti velocemente, è sempre più complesso, e occorre costruire, non abbassare la guardia".

Ora cosa farà?

«Ancora non so bene, certo tra pochi giorni vado a Parigi dove molti anni fa, facendomi davvero un regalo, ho comprato un miniappartamento. D'estate andrò anche al mare, non ci vado da tempo e mi riposerò, non punterò la sveglia e leggerò: l'ho sempre fatto fino a notte fonda, peccato che al mattino dovessi venire in ufficio. Ora recupererò i miei ritmi, credo vada bene così: svecchiamo il festival visto che lavoro fin dall'epoca dell'università quando ero impiegata al catasto».

Quando arriviamo al festival?

«Dopo l'Università, l'insegnamento concluso al liceo Muratori e i tanti anni alla San Carlo arriviamo a fine 1999. Il vero ideatore del festival è stato Mario Lugli, prof di Carpi all'epoca assessore in Provincia che mi chiamò dicendomi che voleva portare la filosofia a Modena sullo stile del festival letteratura a Mantova. Una grande idea. Insieme a Modena, Carpi e Sassuolo che coinvolgemmo da subito c'era anche Vignola che poi non partecipò anche se non ho mai saputo il motivo. Ricordo però che, anche grazie al mio ex allievo Brunetto Salvarani allora assessore a Carpi e Ernesto Taliozzi di Evenida che ancora ci affianca, partimmo».

I filosofi in piazza al centro di tutto.

«Per tre anni non ci diedero le piazze principali delle città. E poi attenti: io ho sempre pensato che, da sola, i filosofi non ce l'avrebbero mai fatta. Occorreva da subito dare figura ai concetti ed ecco perché è nato il programma collaterale che quest'anno ha avuto 145 eventi».

Che consiglio dà a Francesconi?

«Di cercare il suo passo, camminare con i suoi piedi. Non sarà semplice, ma deve trovare la sua maniera. Ha molte qualità: un perfetto inglese e una capacità di scrittura impareggiabile».

Quale filosofo ha inseguito e non è riuscita ad avere a Modena?

«Sicuramente Giorgio Agamben, gli ho fatto una corte spietata per anni ma non va ai festival».

Momenti esaltanti?

«Io sono una timida, sono sempre agitata, e la gioia più grande è quando le cose riescono, le idee camminano e prendono una forma. Per questo mi è piaciuta molto l'edizione della Gloria, parola che non esisteva ma sotto sotto era presente. Nostro compito è rinnovare il lessico».

E i momenti peggiori della sua direzione?

«Fu durissimo il 2009, all'epoca della polemica con i vertici della fondazione San Carlo in cui lavoravo fino a quel momento. Per fortuna i filosofi principali del mondo mi diedero il loro sostegno e abbiamo potuto strutturare il festival».

Ha partecipato alla scelta di Francesconi?

«La scelta è stata dei vertici del consorzio, certo mi è stata chiesta una opinione e ora occorre innovare. Lo si poteva fare solo dall'interno. Ma le racconto una curiosità per finire».

Dica.

«L'idea di affidare il tema della cucina al professor Gregory, accademico dei Lincei, è stata mia. Sapevo che era un grande appassionato di cucina, visto che lo conosco dal 1975 e io sono figlia di una cuoca. E' stato dall'inizio un grande successo. Anni fa abbiamo regolato a Gregory il carrello dei bolliti della nota trattoria modenese “Nunziatina” che chiudeva. So che lui l'ha mostrata al suo amico Giorgio Napolitano durante una cena».

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