Quando il lavoro è una medicina, viaggio teatrale al Forum Monzani
Si intitola "Il lavoro che cura" lo spettacolo in programma sabato dalle 16.30 al Forum Monzani Un viaggio in scena attraverso l'odissea di un malato che deve ottenere l'indennità di invalidità, e tra le difficoltà di chi malato vuole lavorare. Rossano Gentile e Federica Minozzi spiegano lo spettacolo di sabato al Monzani
«Con l’empatia si cura davvero». Ne è convinto Rossano Gentili. Il cantante dei Dirotta su Cuba salirà sul palco sabato a Modena. Dalle 16.30 al Forum Monzani sarà la voce (anche cantante) di Guido Speranza. Un personaggio nato dalla fantasia di Lisa Galli, psicologa e psicoterapeuta. L’autrice gestisce un blog con il nome del protagonista e ha deciso di promuovere un viaggio in scena chiamato “Il lavoro che cura”. Un’odissea tra gli sportelli in cui spesso s’imbarcano persone alla ricerca di un certificato d’invalidità. «L’intento è sensibilizzare, se non davvero educare a un corretto rapporto a tutto ciò che ruota attorno al paziente - esordisce Gentili - perché i servizi ancora non funzionano benissimo».
Il musicista conosce da tempo l’autrice e ne curato l’audio per la piattaforma multimediale. «Lisa mi ha detto che la parte di Guido era mia per forza - si schermisce l’intervistato - perché conosco la musica, la sento. Per me è un’esperienza nuova essere attore e narratore: il progetto mi piace proprio». Un percorso che porterà a un corso formativo di venti ore. Sarà promosso dall’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (Ail) come lo spettacolo di sabato. Dieci le persone coinvolte, di cui cinque in remissione dalla malattia e cinque alla ricerca di un’occupazione. Potranno conoscere gli strumenti utili e simulare colloqui per poter trovare “Il lavoro che cura”.
Un’esperienza di cui è consapevole l’amministratore delegato del Gruppo Iris Ceramica, Federica Minozzi. Andrà in scena anche lei con professionisti di vari campi. Il suo messaggio? Perché è importante assumere i lavoratori protetti. «C’è un obbligo di avere sette dipendenti su cento in aziende come la nostra - esordisce Minozzi - se non lo facciamo ci sono sanzioni amministrative. Persone adeguate determinano un grande vantaggio per l’azienda». Qualche esempio? «Una persona in cura oncologica o in remissione dei sintomi - riprende la donna - che magari deve fare un percorso di cura. Purtroppo alcuni dipendenti da noi si sono ammalati. Non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a loro: fanno il percorso di cura e poi tornano con una motivazione, una spinta per il lavoro, un approccio così forte ed energico da costituire un esempio importante per i dipendenti».
Non è certamente semplice. «Credo però sia un percorso obbligato - spiega Minozzi - per rientrare o entrare nel mondo del lavoro. Il percorso burocratico è un po’ farraginoso, per cui una persona malata potrebbe disamorarsi della scelta. Tuttavia, abbiamo una persona in particolare, riuscita a ritornare dopo aver affrontato un tumore al seno. È in remissione dei sintomi. Ora lavora sorridente, energica. Spiega di non pensare alla malattia e riscopre il piacere di avere una vita normale. Il lavoro è autonomia, distrazione, motivazione». C’è bisogno di Speranza? «Guido suggerisce un modo corretto per porsi con i pazienti - riprende Gentili - perché con l’empatia si cura. Sto pensando a un progetto musicale sul tema». «C’è bisogno della speranza a prescindere», conclude Minozzi.
Gabriele Farina
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