Voleva corrompere i carabinieri
Il Riesame dà ragione alla Procura per un 37enne fermato che mostrò i soldi
NOVI. Il Tribunale del Riesame dà ragione al pm modenese Pasquale Mazzei e manda un cinese residente a Rovereto ai domiciliari per istigazione alla corruzione di pubblico ufficiale. Il cinese aveva “offerto” cinquecento euro a testa ai due carabinieri che in caserma a Novi gli contestavano la guida senza patente. Secondo il gip di Modena, come secondo la difesa, si era però trattato di un equivoco linguistico. Ma la Procura, ricorrendo, ha insistito con il Riesame perché sostiene che il cinese parlava e capiva l’italiano. E questa tesi ora è stata accolta.
Ai domiciliari è finito Shuling Xie, 37enne cinese. Si tratta di una persona ben nota alle forze dell’ordine ed è anche il marito della cinese che gestisce un bar frequentato da italiani con i quali anche lui parla tutti i gironi. In settembre, durante un controllo, i carabinieri scoprirono che il 37enne guidava senza patente. Così fu convocato in caserma per verbalizzare. Il cinese ha ascoltato ma poi ha tirato fuori delle banconote e le ha offerte ai due carabinieri. 500 euro ciascuno. Ha anche detto: «Voi buoni, amici miei. Io offro a voi e a tutte le vostre famiglie una cena e 500 euro a testa se non mi fate niente”.
A quel punto avrebbe strizzato l’occhio estraendo il portafogli e appoggiando tutti i soldi sulla scrivania accompagnandolo con inviti fatti con la mano a servirsi.
Un gesto corruttivo. Oppure un gesto grossolano di uno che pensava di chiudere in qualche modo una pendenza con una multa o qualcosa di simile?
Il giudice delle indagini preliminari di Modena alla fine ha accolto la tesi difensiva di un grave e grososolano equivoco nato da una incomprensione linguistica dato che, da quanto risultava in quella fase di indagini al giudice, il cinese conosceva poco l’italiano e tanto meno era in grado di calcolare cosa stava dicendo e facendo a livello di comprensione dell’interlocutore. Per questo, è rimasto a piede libero, nonostante la richiesta della Procura di emettere un’ordine di custodia cautelare in carcere. Secondo i giudici del Riesame di Bologna, al contrario, sono tanti gli elementi che portano a ritenere ragionevolmente che il cinese capisse e parlasse in italiano. Anche la sua azione, in sé, appare del tutto incongruente con altri possibili obiettivi. Per questo ora deve restare in casa agli arresti per istigazione alla corruzione.
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