«La Forghieri accelerò pensando di frenare»
È la ricostruzione presentata dal perito dell’accusa che spiega perché la Panda aumentò la velocità in modo incontrollabile. In aula filmino dedicato a traiettoria
Dopo aver acceso il motore della sua Panda modificata per una gamba offesa, al momento di metterla in moto Teresa Forghieri deve aver scambiato l’acceleratore per il freno dando così alla sua utilitaria un impulso incontrollato e poi incontrollabile: dato che non riusciva a governarla, è caduta in preda a l panico.
Questa in sintesi la tesi avanzata dal perito Silvano Simoncini che per conto della Procura (pm Marco Niccolini) ha analizzato la dinamica dello spaventoso incidente che la mattina del 35 aprile 2011, pochi minuti prima delle celebrazioni per la Liberazione, ha provocato una strage in piazza Martiri: tre morti e un ferito che avrebbero potuto essere molti di più se un lampione non avesse fermato il mezzo impazzito.
La ricostruzione di questa perizia che finalmente dà una spiegazione plausibile a un fatto umano e meccanico finora mancante è stata fatta con l’aiuto di un video mostrato al giudice nel quale si nota la traiettoria dell’auto. La dinamica: la Forghieri - oggi 76enne - uscita dal messa in Duomo, è salita sull’auto, l’ha messa in moto dentro l’area pedonale della piazza e quando questa è partita a gran velocità ha sterzato nello spazio di pochi metri prendendo poi una traiettoria rettilinea che ha tagliato la piazza in semi-diagonale colpendo i partecipanti a quella che doveva essere una festa e uccidendoli.
È una tesi molto diversa da quella sostenuta dalla difesa che propone una ricostruzione più sofisticata, anche se non accettata dal perito dell’accusa: la Forghieri, dice il loro consulente tecnico, ha messo in moto pigiando il freno, mettendo in folle e girando la chiave, ma poi ha spinto col piede offeso un piccolo residuo dell’acceleratore smontato che ha messo l’auto in moto velocemente; e siccome lei non capiva cosa stava succedendo perché all’oscuro di quel pulsante, non è più riuscita a governare l’auto.
Il processo proseguirà l’8 marzo. I parenti delle vittime (Gianni Bencivenni, Giovanni Faglioni ed Enzo Grossi), come noto, sono stati risarciti e quindi non si sono costituiti parte civile. La Forghieri, difesa dall’avvocato Massimo Vellani, resta però imputata per omicidio colposo. Al di là dell’esito del processo, resta di grande interesse capire come sia potuta accadere - dal punto di vista meccanico - una tragedia simile, la prima del genere nella nostra provincia. La Forghieri guidava infatti un’auto adattata al suo problema alla gamba e quindi i comandi erano stati ampiamente modificati. Ed è questo l’aspetto cruciale: capire se c’è stato un guasto, un errore di utilizzo oppure qualcosa di accidentale ma non chiaro che ha provocato l’accelerazione incontrollabile. Sulle prime era stata fatta anche l’ipotesi di un malore per l’anziana, che ora pare abbandonata.
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