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Manager ammette: «Era prassi entrare in sala operatoria»

di Carlo Gregori
Manager ammette: «Era prassi entrare in sala operatoria»

La rappresentante biomedicale: «Ho solo fatto formazione L’azienda sponsorizzò un convegno medico al Policlinico»

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Chi decideva quanto versare alla onlus del professor Sangiorgi? «Non spettava a me. Non so nulla. Riferivo a chi stava sopra di me e poi eseguivo».

Perché la sua azienda biomedicale ha versato più di 5mila euro alla onlus E2C di Sangiorgi? «Per sponsorizzare un convengo medico. I soldi servivano a pagare l’affitto di una telecamera a circuito chiuso interno collegata a una stanza dove una decina di cardiologi seguiva l’intervento in corso con la nostra apparecchiatura. L’altra parte dei soldi serviva a rimborsare i medici».

Come mai lei si trovava nella sala operatoria? «Era prassi comune, allora, per un manager entrare in sala operatoria. Il mio compito era formare i cardiologi all’utilizzo della nostra apparecchiatura e quindi stavamo vicino a loro per spiegare. Si faceva in tanti ospedali del Nord Italia. Oggi, dopo quello che è successo, non si può più entrare senza un permesso».

Queste le risposte più salienti date da Cecilia Previdi, manager (specialista del prodotto) di una casa biomedicale di primo piano, la belga Volcano Europe, alle domande del pm Marco Niccolini ieri mattina al maxi-processo sulla Cardiologia del Policlinico tra il 2009 e il 2012. Il racconto della Previdi, imputata per concorso in corruzione, ha gettato luce sul comportamento usuale di un rappresentante e formatrice per l’uso di dispositivi biomedicali a contatto con il professor Massimo Sangiorgi, allora direttore di Emodinamica. Con lei porte aperte, discorsi aperti su sponsorizzazioni, indicazioni sui conti correnti e anche versamenti per il convegno avvenuto nel settembre 2010 che ha visto fianco a fianco la ditta privata Volcano con l’ospedale pubblico Policlinico. Un caso frequente, a sentire la Previdi: «Non era la prima volta - ha spiegato - poco tempo prima abbiamo organizzato un evento simile anche all’ospedale di Baggiovara, anche in quel caso sponsorizzato. Erano presenti i professori Coppi e Silingardi e una decina di medici».

Sempre ieri ha parlato un imputato importante finora rimasto nell’ombra: il commercialista bolognese Ivano Sammali. Presso il suo studio era registrata la onlus E2C della Modena e di Sangiorgi. Sammali ha ricostruito la nascita di questa onlus tra medici cardiologi ricordando come tutto fosse stato avviato secondo i crismi di legge. Era stato anche incaricato di amministrarne la start-up. Un avvio modesto, con una costo di soli 450 euro per tutti e tre gli associati, e qualche spesuccia in più per la banca e il notaio. Con conto corrente e mail attivi, le case biomedicali versavano “sponsorizzazioni” che servivano a finanziare - ha spiegato Sammali - borse di studio, come quella del dottor Alessandro Aprile, stipendi, (come quello della “coordinatrice” Valentina Martinotti) oppure per studi scientifici; il tutto è documentato. Quali studi e di che tipo, non ha saputo dirlo. «Non era mio compito. Io ero a Bologna, loro a Modena», ha risposto. In ogni caso era un giro di migliaia di euro che arrivavano dalle case biomedicali e uscivano per questi scopi. Senza che si sia mai svolta un’assemblea dei soci. Perché le case biomedicali erano così generose?

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