«Nelle nostre famiglie sono ospitati 50 profughi»
Il vescovo Erio Castellucci: «La Caritas diocesana offre una prima accoglienza, poi ci sono le parrocchie. Spero che si ripetano episodi come a Coscogno»
«Come diocesi di Modena e Nonantola stiamo portando avanti i progetti di accoglienza a favore dei profughi. La nostra scelta va alle famiglie legate alle varie parrocchie che ci permettono in tutto di ospitare alcune decine di persone provenienti dai posti più disagiati del mondo».
Con queste parole il vescovo Castellucci spiega le ragioni della chiesa modenese a favore dei profughi.
«Presso il centro di accoglienza della Caritas a San Cataldo Porta Aperta - continua il vescovo Castellucci - abbiamo ospitato oltre cinquanta persone. La diocesi preferisce comunque suddividere queste persone che arrivano presso le famiglie che appunto fanno riferimento a varie parrocchie in città e provincia. Presso la parrocchia della Cittadella, in ogni caso, abbiamo ora persone provenienti dal Gambia».
La Caritas dà il suo contributo importante alla gestione dei richiedenti asilo e all'ente religioso si unisce lo Stato e il Comune che da par suo ha appena deliberato 130mila euro a favore dei profughi.
Gran parte dei soldi pubblici ovviamente arriva da Roma e anche qui don Erio ha un pensiero. «È stata la diocesi di Modena, tempo fa, a proporre alla Prefettura di coordinare un tavolo sull'argomento. Ho incontrato il nuovo prefetto Maria Patrizia Paba che è un persona molto gentile e ha ben presente queste problematiche anche se mi pare che a Modena non ci siano i problemi riscontrati altrove».
«Credo che il tessuto della nostra provincia - continua il presule - sia sano perché economicamente pur tra mille difficoltà il sistema tiene. E poi anche dal punto di vista sociale la situazione è buona».
Castellucci termina sperando che l'episodio di Coscogno di Pavullo - la piccola comunità ha adottato i migranti in un bel modello di integrazione - sia sempre più diffuso. Modena resta dunque molto attiva su questo delicato argomento che prevede molti esborsi economici senza che l'Europa dia segnali concreti di aiuto all'Italia. Poche settimane fa in occasione della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione” è stata ospitata sotto la Ghirlandina una reliquia del nostro tempo.
Si tratta della Croce di Lampedusa - benedetta da papa Francesco - esposta per alcuni giorni alla chiesa di San Giovanni Battista, sulla quale il vescovo ha un pensiero finale: «È al tempo stesso uno schiaffo e pure una pacca sulle spalle».
Tema non semplice quello di profughi - numericamente un numero limitato - e richiedenti asilo, sul quale la nostra città ha un ruolo di primo piano. Del resto papa Francesco ha detto da tempo che «Ogni parrocchia deve accogliere due profughi» ed è sempre stato a favore della piena accoglienza. Anche se nei giorni scorsi ha specificato che questo afflusso - molto alto negli ultimi tempi - deve essere "regolato".
Stefano Luppi
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